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Enrico Diener
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Noi occidentali, uomini senza Legge

C'è un fatto. Gli integralisti musulmani non capiscono come ragioniamo noi occidentali e noi occidentali non capiamo come ragionino gli integralisti islamici. Per venire a capo di questa incomprensione c'è un solo modo. Risalire di duemila anni, quando anche noi ragionavamo come gli integralisti islamici di oggi. Primo secolo dopo Cristo, Concilio di Gerusalemme. I primi seguaci di Gesù avevano scalato la "Hit Parade" e cominciavano a fare proseliti come i Beatles negli anni Sessanta. Ma si presentò loro subito un problema. Bisognava convertire solo gli Ebrei, che già erano geneticamente e culturalmente predisposti alla Buona Novella, o si potevano convertire anche i Gentili, i Greci e soprattutto i Romani, che erano degli estranei, degli stranieri, degli infedeli? Erano stranieri sì, ma in fondo Gesù aveva predicato anche per loro, per il centurione, per il pubblicano, per la pubblica peccatrice. Portavoce di questa seconda tesi era Saulo di Tarso, detto Paolo. Portavoce della prima tesi, che bisognasse predicare solo agli ebrei, era Simone detto Cefa, o Pietro. I Romani, diceva Pietro, sono uomini senza Legge. Come si fa a convertire degli uomini che non hanno il senso della  Legge, che lavorano il Sabato, che mangiano carne impura?

E qui dobbiamo fare una pausa, un brack, un "time out". I Romani senza Legge? Ma se sono loro che hanno inventato la legge, il diritto? Come si fa a chiamarli uomini senza Legge? Questo è il nodo della questione. I musulmani integralisti di oggi chiamano noi uomini senza Legge, come noi duemila anni fa chiamavamo i Romani uomini senza Legge. Noi occidentali del 2010 siamo i difensori dello Stato di diritto. Perché saremmo uomini senza Legge? Perché abbiamo una legge esterna, scritta nei codici, ma non abbiamo - a loro dire - una legge interna, scritta nei nostri cuori. Esattamente come nel primo secolo i Romani non avevano, ad esempio, una legge che impedisse loro di guardare gli orrendi spettacoli del circo, i massacri, le carneficine, le mattanze. Oggi noi guardiamo le stesse porcherie su Canale 5.

Ma soprattutto "uomini senza Legge" vuol dire uomini che, una volta rispettato il diritto nazionale e internazionale, se ne fregano di violare i più elementari principi di rispetto dell'uomo, di "pìetas", di dolore condiviso. Le multinazionali, una volta rispettato il diritto, sono libere di fabbricare cibi che avvelenano i consumatori a dosi omeopatiche,  sono libere di avvelenare i mari con il petrolio che non sanno arrestare, sono libere di sottrarre risorse vitali ai poveri della Terra per darle ai ricchi. Altro che cibi impuri! Questo vuol dire "uomini senza Legge". Noi occidentali rispettiamo il diritto nazionale e internazionale, ma non abbiamo una legge da rispettare nei nostri cuori.

Ecco perché noi oggi, cultori della civiltà del diritto, possiamo essere definiti "uomini senza Legge". Quarant'anni fa ebbi una discussione del genere con Argante Righetti, il quale mi rispose, se ricordo bene il suo pensiero, che il diritto non si regge su se stesso, sulla carta, ma sulla legge naturale, quella in cui credeva fermamente Immanuel Kant, scritta nella natura dell'Uomo, nella natura delle cose. La legge giuridica trarrebbe dunque ispirazione da un Ordinamento superiore, come dice il diritto svizzero, e noi non saremmo uomini senza Legge ma uomini che devono ispirarsi a questo Ordinamento superiore anche al di là di quanto dice il codice nei suoi articoli presi alla lettera. "Fatti non foste a viver come bruti...". Anche le multinazionali, in questo senso, sarebbero tenute a rispettare la dignità dell'uomo al di là del diritto internazionale.

Non so se ho riferito correttamente il pensiero giusnaturalista. Quel che so è che io non ci credo. Non credo che ci sia una Legge scritta per sempre nel firmamento o nei nostri cuori. Io credo invece che a quella Legge noi ci dobbiamo arrivare con il ragionamento, per esclusione, per teoremi dimostrabili, partendo da assiomi universalmente riconosciuti. Un po' come aveva fatto Euclide per la geometria. Ma credo anche che per far questo noi dobbiamo tornare umilmente a rivisitare i fondamenti, gli assiomi del nostro pensiero. Che cosa è necessario e che cosa è contingente, che cosa è assoluto e che cosa è relativo. Insomma, distinguere che cosa è importante per l'Uomo da tutte le cavolate di Canale 5 e di Berlusconi.

E adesso vi dico come è andato a finire il Concilio di Gerusalemme. Ha vinto Paolo, stabilendo che si potevano convertire anche i Gentili, i Romani, gli uomini senza Legge. Ma Paolo era anche un puritano, un bacchettone. Pensava non solo che il sesso dovesse essere proibito fuori dal matrimonio, ma addirittura che fosse sempre da posporre alla supremazia del celibato, della castità. E così accettò sì gli uomini senza Legge, ma impose loro una legge ancor più severa di quella che stava superando.

La via della libertà passa sempre attraverso la prigione, come ci insegna Nelson Mandela.

 

Enrico Diener

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