Giornalisti non grati?

 

 

 

 

 

 

 

 

Giornalisti non grati alla buvette parlamentare?

Interrogazione

Nel corso dell’estate la Cancelleria dello Stato e i Servizi del Gran Consiglio hanno modificato, tra altre cose, le Direttive per l’utilizzo delle sale e per l’acceso tra al piano istituzionale del Palazzo delle Orsoline che, per i non addetti, corrisponde al piano della sala del Gran Consiglio, delle Commissioni parlamentari e tra altro anche della buvette - adiacente all’Aula del Gran Consiglio - aperta solo durante i giorni di seduta plenaria del Parlamento.

Tra varie modifiche comprensibili e legate alla sicurezza, essendo il piano in oggetto accessibile tramite badge limitati a persone accreditate, ce n’è una che ha fatto storcere il naso ad alcuni ed ha lasciato perplessi altri, non comprendendone il senso (anche perché non esplicitato).

Mi riferisco in concreto al nuovo divieto fatto ai giornalisti (sebbene accreditati per entrare a palazzo) di accedere all’Aula così come nella buvette durante tutti i lavori parlamentari, pause incluse. Se si comprende il divieto di accesso in Aula durante i lavori parlamentari per il buon funzionamento dei lavori, non appare così evidente il divieto durante le pause di entrare in aula o alla buvette. Invece è loro concesso stare nei corridoi o nell’atrio sia durante le sedute sia nelle pause. In breve la porta sempre aperta della buvette che dà sul corridoio sarà il limite tra parlamentari e giornalisti, magari con qualche parlamentare impietosito a portare il caffè al giornalista nel corridoio ad un metro dal bancone o il giornalista elemosinante un bicchiere d’acqua al parlamentare che invece sarà comodamente in piedi al banco. Certo per i giornalisti c’è un distributore automatico di bevande a pagamento come a pagamento è anche quanto si consuma alla buvette, e ci mancherebbe altro. Forse i giornalisti non consumano a sufficienza o consumano troppo lasciando i parlamentari privi di bevande? Non credo visto che la buvette è ben organizzata.

Se poi il timore è quello che magari i giornalisti in buvette possano carpire segreti nel conversare tra parlamentari, il divieto pare decisamente poco efficace dal momento che spesso, purtroppo, nemmeno certi documenti trattati o discussioni tenute a porte chiuse nelle Commissioni parlamentari (non pubbliche) restano segreti più di mezzora.

Ma poi altrettanto spesso e volentieri giornalisti e parlamentari si rincorrono alternativamente in un rapporto talvolta di amore ed odio per dare informazioni o disinformazione. Tutto questo può peraltro avvenire in qualsiasi altro momento nel corridoio, nell’atrio, nei piani non istituzionali, o nella pausa magari in piazza della foca.

Insomma per chi non si è chinato sui ragionamenti retrostanti la modifica della direttiva in oggetto, non appare evidente comprendere perché si sia deciso di optare per un allontanamento dalla buvette di coloro che sono stati accreditati per fare interviste e diffondere i resoconti parlamentari. Se qualcuno di loro non si fosse comportato in modo corretto sarebbe stato forse più semplice togliere l’autorizzazione a quest’ultimo.

Pertanto mi permetto chiedere al Governo, sentiti Cancelleria e Servizi del Gran Consiglio, di voler esplicitare i motivi del divieto di cui sopra fatto ai giornalisti.

 

Matteo Quadranti