L'edilizia

Le criticità della legge edilizia

A oltre vent’anni dall’entrata in vigore degli attuali testi normativi, nel dicembre del 2017 il Dipartimento del territorio (DT) ha messo in consultazione una proposta di revisione totale della legge edilizia (LE) e del relativo regolamento di applicazione (RLE). Una revisione che va salutata positivamente e che riprende in buona parte atti parlamentari del PLR. Tuttavia, sebbene lo scopo sia di snellire e accelerare le procedure, la nuova legge presenta non poche criticità. I nuovi termini rimangono, ad esempio, dei termini d’ordine, ovverosia non vincolanti. 

La LE attuale non è inadeguata di per sé, ma lo è diventata a seguito della sua modifica del 2003, allorquando è stato eliminato il sistema del cosiddetto “silenzio/assenso”, trasformando da perentorio a indicativo il termine di 30 giorni a disposizione del DT per esprimersi sulla domanda di costruzione. Il PLR chiede inveceche tutti i termini siano considerati perentori per velocizzare concretamente le procedure edilizie, ritenendo inoltreinopportuno prolungare i termini di pubblicazione e opposizione da 15 a 30 giorni. Ma la proposta che sicuramente farà più discutere è quella di voler eliminare il Consiglio di Stato quale istanza ricorsuale, destinando solo al Tribunale amministrativo (TRAM) tutti i ricorsi in materia edilizia. Con il ricorso diretto al TRAM, il DT valuta che il numero dei ricorsi dovrebbe diminuire, a vantaggio di una giustizia più celere. Questo assunto si contraddice con quanto il Consiglio di Stato scriveva alcuni anni orsono in risposta a un’iniziativa parlamentare dell’allora Commissione della legislazione, ossia la legittimità del governo quale autorità di ricorso di I istanza con competenza generale contro ogni decisione dell’amministrazione e degli enti locali. È proprio agendo quale autorità di ricorso che il Consiglio di Stato può esercitare il compito di vigilanza sugli enti locali che la Costituzione cantonale e le singoli leggi specifiche gli impongono. Senza dimenticare che la proposta dipartimentale renderebbe più difficile l’accesso alla giustizia, andando a scalfire la garanzia della protezione giuridica. La presentazione di un gravame risulterebbe infatti fondamentalmente e psicologicamente più complessa per il cittadino, che si vedrebbe imporre l’obbligo di adire il Tribunale d’appello anche per cause minori, rischiando di perdere la sicurezza che la Costituzione e l’ordinamento attuale gli offrono. In altre parole, a giudizio del PLR, non è togliendo la prima istanza ricorsuale che si diminuirebbero le opposizioni e i ricorsi. C’è poi da chiedersi che ne sarà dell’attuale Servizio ricorsi, delle persone che lì lavorano e delle loro competenze, rispettivamente dei costi che tale riforma comporterebbe. Se si ritiene che non funzioni più così bene, si analizzino, secondo il PLR, le cause e si propongano i necessari correttivi piuttosto che chiudere l’intero Servizio. La revisione propone poi altre puntuali riforme, che andremo ad approfondire nelle prossime edizioni di OL.