Walter Gianora eletto Primo cittadino

Cerimonia di nomina del presidente del Gran Consiglio ticinese per l’anno 2017-2018

Discorso del presidente Walter Gianora

Signor Presidente del Consiglio di Stato, signori Consiglieri di Stato, gentili colleghe e colleghi del Gran Consiglio, signor Cancelliere dello Stato, signor Segretario generale del Gran Consiglio, collaboratori della segreteria del Gran Consiglio, autorità comunali, parenti e amici tutti che siete convenuti qui oggi, cittadine e cittadini che assistete da queste tribune o attraverso i media a questa cerimonia: in qualità di neo Presidente di questo Gran Consiglio ho il grande onore e piacere di porgervi il mio cordiale saluto.

Accetto questa carica non senza emozione, perché, pur essendo consapevole di servire questo Parlamento e questo Paese unendo operatività, passione e rappresentatività istituzionale, so anche che, grazie al nostro sistema di milizia, il presidente del Gran Consiglio è un cittadino comune, al quale sono affidate delle particolari mansioni e responsabilità, ma rimane uomo con virtù, pregi e difetti di qualsiasi altro cittadino.

Ecco perché, care colleghe e cari colleghi, conto pertanto su di voi, sul vostro aiuto e sulla vostra comprensione, per facilitare il compito di portare avanti i lavori del Parlamento, così da onorare la carica istituzionale che mi è stata affidata, sicuro del fatto che farò di tutto per mettere in rilievo l’affidabilità e la correttezza delle istituzioni.

A seguito dei recenti scandali, le istituzioni sono state minacciate e hanno perso il vigore della loro immagine: sono fatti certamente deplorevoli, ma che vanno accertati in tutte le loro dimensioni per poterli oggettivamente giudicare e trarne le giuste conclusioni e i giusti correttivi.

Errare è umano, perseverare è diabolico: pertanto dobbiamo sforzarci nel dar prova di questa nostra affidabilità, dedicando tutte le nostre energie nel compito affidatoci dagli elettori per ricercare le soluzioni migliori ai problemi più importanti di questo Paese. Una parte di Paese soffre, attonita di fronte a questo mondo globalizzato in continua trasformazione, che produce, specialmente nel mondo del lavoro, una crescente frantumazione dell’impiego con marcati effetti e squilibri sulla coesione sociale.

I confini politici non sono mutati, ma a tutti gli effetti vengono costantemente stravolti dal processo generato dalla globalizzazione con ripercussioni sugli usi e i costumi della società, sulle percezioni e sulle esigenze della popolazione. Grandi sfide quindi ci attendono, in special mondo nel mondo dell’occupazione, pensiamo solo a quella della quarta rivoluzione industriale, che già ci coinvolge attivamente. Non si tratta soltanto di una rivoluzione tecnologica, ma è qualcosa di più, perché tocca il senso stesso nel nostro esistere con il rischio di diventare una forma nuova di cultura, che costringe l’individuo ad adeguare abitudini, paradigmi, certezze, ponendo ancor più l’individuo al centro del fenomeno, con evidenti conseguenze negative e positive.

Anche la modifica della struttura demografica ci costringe a trovare nuove soluzioni al finanziamento della socialità e della previdenza vecchiaia.

Come Parlamento, nell’ambito delle nostre competenze cantonali, siamo chiamati a fare la nostra parte votando leggi e regolamenti, in collaborazione col Governo per dare le giuste risposte ai problemi. Le forze politiche sono tutte quindi chiamate a sentire questa responsabilità nel garantire il rispetto della dignità delle persone più bisognose, ma nel contempo devono poter assicurare le risorse necessarie per assolvere questi compiti. Tutto sommato mi sento di dire che in questa prima metà di legislatura, a parte una qualche difficoltà, le forze politiche hanno dato prova di compattezza e determinazione nell’affrontare, passo dopo passo, l’impellente problema del risanamento finanziario, per il quale anche il popolo si è espresso, esigendo di rispettare i vincoli posti dal freno al disavanzo. 

Personalmente sono dell’avviso che la politica non debba mai cavalcare le manifestazioni di populismo e che non vadano mai alimentati i sentimenti e le bugie che servono solo ad illudere la gente e a creare false aspettative di un mondo migliore.  Bisogna invece che la politica fornisca dati oggettivi e che indichi la strada giusta per la crescita e il progresso. Sono dunque contrario agli slogan, ai proclami che fanno credere a facili soluzioni; sono invece dell’avviso che vadano calibrate bene le situazioni per trovare soluzioni ad ogni singolo problema della nostra realtà. Nella comunicazione politica va dunque evitata la tentazione di privilegiare l’uso smisurato delle parole, perché la complessità delle soluzioni richiede capacità di sintesi, oggettività e soluzioni realistiche affinché le vie proposte siano praticabili. Dobbiamo inoltre farci capire dal cittadino ed evitare di appesantire con zavorre burocratiche l’amministrazione e il rapporto società–Stato, zavorre che pesano anche sul mondo economico già confrontato con crescenti difficoltà di ogni ordine.

È necessario attenersi quindi ad una disciplina istituzionale che rispetti i ruoli e le competenze dei singoli poteri. Va dunque abbandonato anche quel miscuglio di timidezza e a volte di supponenza provinciale che ci contraddistingue, e che rende difficile l’apertura verso le realtà federali ma anche estere. Pur con la consapevolezza di far politica in un contesto istituzionale locale, è importante essere sempre presenti sulla scena nazionale e internazionale, non in modo simbolico, ma proattivo, agendo quindi localmente, ma non perdendo di viste l’ottica globale.

Alle nostre porte si consumano purtroppo giornalmente fatti che non possono non scuotere le nostre coscienze: sono veri campanelli d’allarme di una società in rapida trasformazione, fatti che mettono a dura prova il castello istituzionale provocando grosse difficoltà a governare la complessità dei fatti che ci costringono ad intuire il futuro e ad innovare coraggiosamente il modo di far politica, per innovare l’efficacia e l’immagine della stessa.

Non scordiamoci mai, nel giudicare il nostro Paese, che viviamo nel luogo più bello al Mondo, in un Paese che ha saputo fare in questi anni molte conquiste, anche se non mancano i problemi, come d’altronde in tutte le parti del mondo.

Ho avuto la fortuna, che penso pochi hanno avuto, di precedere quest’anno di presidenza del Parlamento con la presidenza della Commissione della gestione e delle finanze, commissione a cui compete l’alta vigilanza dello Stato e pertanto collocata sul crocevia dove passano i temi politici più importanti di questo Cantone. Questo in un momento delicato della politica cantonale, scandita dai noti fatti citati precedentemente e dai temi di natura finanziaria. Orbene, quest’esperienza mi ha permesso di convincermi ancor più che un clima armonioso e costruttivo, favorito dalle persone che compongono il consesso, risulta essere la condizione fondamentale per trovare, uniti nella diversità, i giusti compromessi che portano alle praticabili soluzioni dei problemi. Colgo perciò quest’occasione per ringraziare gli amici, colleghe e colleghi commissari della gestione, per la grande collaborazione ricevuta e la prova di collegialità dimostratami, e la nostra segretaria Francesca Martini per l’impeccabile lavoro di assistenza.

Il 600° della nascita di Nicolao della Flüe, festeggiato nei giorni scorsi, ci deve far riflettere per spingerci a recuperare qui valori e quelle qualità che hanno caratterizzato il suo ruolo politico nella storia della Svizzera, un’azione contraddistinta da doti di saggio mediatore e consigliere, che hanno permesso pace e coesione alla Confederazione in momenti molto difficili. Il parallelismo coi giorni nostri è quindi d’attualità. 

Concedetemi alcune riflessioni sulle regioni periferiche, da cui provengo, confrontate anch’esse con profondi cambiamenti che chiedono numerosi salti di paradigmi, per ritagliarsi i propri ruoli all’interno del contesto cantonale. Nella mia lunga militanza politica non mi sono mai sentito un parlamentare “regionale o di serie B, col cappello in mano” a mendicare l’elemosina per queste regioni, scrollandomi di dosso quell’archetipo negativo, purtroppo duro a morire. Mi sono sempre sforzato di considerare il contesto politico cantonale quale realtà di riferimento nel quale contestualizzare anche le problematiche delle regioni periferiche. L’aggettivo autarchico non ha mai fatto parte del mio repertorio, in quanto considero queste realtà interdipendenti con la realtà cantonale alla quale devono sforzarsi di dialogare per contribuire a crescere in sinergia. Il loro futuro dipende del sapersi ritagliare un ruolo nel contesto politico allargato, dal quale dipende poi il riconoscimento e le contropartite anche di solidarietà.

Il prossimo anno è il 3° della legislatura e pertanto è l’anno in cui dobbiamo raccogliere i frutti di quanto abbiamo fin qui seminato, come sappiamo l’ultimo anno risulterà inevitabilmente condizionato dall’avvicinarsi del rinnovo dei poteri cantonali.

In conclusione di questo mio discorso ufficiale tengo a ringraziare ancora tutti i convenuti e tutti i cittadini di questo Cantone che hanno fiducia ed aspettative nelle istituzioni. Un grazie di cuore anche al maestro Adragna, il quale attraverso la musica e il suo virtuosismo ci regala un’atmosfera armoniosa; quella armonia che anche in politica dovrebbe favorire la ricerca di soluzioni concrete ai problemi.

Ho voluto farmi accompagnare in questa giornata dallo strumento della fisarmonica (ricordo che questa sera si terrà un concerto al Cinema Teatro Blenio di Acquarossa), perché questo strumento mi ricorda mio padre che ci ha ormai lasciati quattro anni fa. La fisarmonica è stata per lui lo strumento del quale ha ricavato grandi soddisfazioni, con il quale ci ha regalato bei momenti di distensione, è quindi lo strumento che nella mia famiglia ha sempre avuto il suo ruolo, e che ha legato le nostre generazioni famigliari, l’unico neo: l’aver fatto da ponte tra la generazione di mio padre e quella di mio figlio, tagliando fuori il sottoscritto, che con la musica non è mai riuscito a sintonizzarsi, forse anche per mancanza di tempo da dedicarle, chissà se è stato quel tempo che la politica mi ha sottratto?

Ringrazio il presidente uscente, l’amico Fabio Badasci per la collaborazione e lo spirito schietto e naturale che ha portato in ufficio presidenziale e nel Parlamento in questo suo anno di presidenza.

Ringrazio anche sentitamente le autorità del Comune di Acquarossa per l’organizzazione dei festeggiamenti, così come le nostre tradizionali ed amate milizie napoleoniche, sempre presenti nell’accompagnare i suoi concittadini nei momenti solenni.

Ho anche un doveroso ringraziamento da porgere al mio gruppo parlamentare del Partito liberale-radicale, per avermi proposto per questa prestigiosa carica, dimostrando riconoscenza e sensibilità anche verso chi proviene dalle regioni periferiche, ma anche a tutti voi, college e colleghi, per avermi voluto quale vostro presidente per il prossimo anno.

Un dovuto ringraziamento da ultimo ai miei famigliari qui presenti, mia moglie Rosanna, mia figlia Fabiana e mio figlio Graziano, che mi sono sempre stati vicini, partecipi indirettamente delle esperienze che la politica mi ha regalato. Ho sempre condiviso la vita politica in famiglia, nelle discussioni e a volte nei confronti, sempre all’ordine del giorno, specie nei momenti famigliari conviviali del mezzogiorno e della sera.  Aggiungo alla lista anche mia mamma Angiolina, i miei fratelli Ivo e Nelda, oggi qui presenti, ai quali va il mio ringraziamento per il grande sostegno.

E poi ci sono i tanti amici e interlocutori della vita politica, fra i quali anche i rivali politici: a loro tutti, senza nominarli uno per uno, va il mio pensiero.

Cari cittadini, guardiamo avanti con fiducia consapevoli dei valori alla base del nostro sistema istituzionale, privilegiamo “il bicchiere mezzo pieno”, se vogliamo essere ottimismi e trasmettere alle nuove generazioni la fiducia necessaria per essere cittadini a pieno titolo di ogni comune, di questo Cantone, della Confederazione e del mondo intero.

 

Walter Gianora – 8.5.2017