Buon lavoro Signor Consigliere federale!

Hanno vinto la Svizzera, il PLR e Ignazio Cassis

Andrea Nava, segretario cantonale PLR

“Il Partito liberale radicale ha vinto. Fulvio Pelli ha vinto.” Così scriveva su Opinione Liberale Carlo Manzoni nell’editoriale del 18 settembre 2009 in occasione dell’elezione di Didier Burkhalter in Consiglio federale. E aggiungeva: “le regole della concordanza sono state salvate e il Paese avrà anche in avvenire un governo che rispetta i rapporti tra le forze politiche del Paese.” Nel 2017 potremmo fare copia e incolla se non che dallo scorso 20 settembre la Svizzera è un pochino più Svizzera. La parte del nostro Paese che “pensa, parla, scrive e sogna in italiano” è nuovamente rappresentata all’interno del suo collegio governativo. Il Ticino e più in generale la Svizzera italiana hanno visto finalmente soddisfatta la loro aspirazione a riconquistare un seggio dopo ben 18 anni di assenza.

A lasciarle il posto il neocastellano ministro uscente Didier Burkahlter, un vero uomo di Stato. Uno che nel 2014, da Presidente della Confederazione e a capo dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, è riuscito a conquistare il titolo di “Svizzero dell’anno” nel tentativo di ricomporre il conflitto ucraino. Merci Didier!

Ma a vincere non è stato solamente il nostro Paese, la coesione nazionale, la rappresentatività delle varie regioni linguistiche. Il PLR, in evidente ripresa dopo anni non facili, ha trovato la sua linea politica, il suo profilo. È il partito che conferma il maggior numero di rappresentanti negli esecutivi e legislativi cittadini: nel 2016 occupava il 23% dei seggi nei consigli comunali e il 29% di quelli dei municipi svizzeri. In percentuale, il PLR ha guadagnato 0,7 punti rispetto al risultato elettorale del 2015, salendo al 17,1% (fonte: barometro elettorale SRG SSR di metà legislatura) e tallonando da vicino il Partito socialista che resta secondo con il 17,7%, ma risulta essere la formazione in maggiore regresso, con un calo di 1,1 punti. A questa proiezione si aggiungono i roadshow – eventi ufficiali – che hanno permesso a Ignazio Cassis, Isabelle Moret e Pierre Maudet di trasmettere e veicolare in lungo e in largo i valori chiave del nostro Partito: libertà, coesione e progesso. La strategia di Petra Gössi è stata dunque vincente. L’esito tuttavia non scontato.

Ma allora era così realistico pensare che questo fosse di nuovo il turno di un ticinese? Ancora una volta vi è stata la conferma che non esiste solidarietà tra minoranze se sono in gioco i reciproci interessi. Essa può soltanto esistere se si esprime quale difesa comune nei confronti della maggioranza. Ma alla fine il risultato ci ha sorriso. A Didier Burkahlter succede il “nostro” Ignazio Cassis, il terzo vincente: un politico di razza e comunicativo, con un talento tattico in grado di rilanciare il dibattito intorno al dossier europeo e ai rapporti con la vicina Italia. Che sa accettare il confronto, lottare con piacere per un obiettivo, spiegare cento, mille volte i temi, convincere gli scettici e sedurre i critici, influenzare l’opinione pubblica. Questo l’onere che ha atteso il neo ministro degli Affari esteri quando mercoledì scorso è entrato per la prima volta nel suo nuovo ufficio. Buon lavoro, Signor Consigliere federale!

 

 

 

 

 

 

 

 

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