Istituiamo un fondo cantonale che incentivi la salvaguardia e la valorizzazione dei vigneti tradizionali

Soprattutto nelle Valli e nelle fasce pedemontane delle colline, in tutte le zone del Ticino e, in generale, al di sotto dei 700 m s/m, sono ancora ben visibili vigneti tradizionali, spesso terrazzati e nella struttura a pergole. Essi caratterizzano in modo marcato il paesaggio rurale tradizionale. Nei mesi invernali, è possibile individuare le enormi superfici di vigneti abbandonate nel corso degli ultimi decenni.

Soprattutto nelle Valli e nelle fasce pedemontane delle colline, in tutte le zone del Ticino e, in generale, al di sotto dei 700 m s/m, sono ancora ben visibili vigneti tradizionali, spesso terrazzati e nella struttura a pergole. Essi caratterizzano in modo marcato il paesaggio rurale tradizionale. Nei mesi invernali, è possibile individuare le enormi superfici di vigneti abbandonate nel corso degli ultimi decenni.

La presenza nel territorio di questi vigneti, oltre a fornire prodotti di nicchia (in particolare l’uva americana, con cui si produce l’apprezzata e sempre richiesta grappa), contribuisce ad arricchire e dare valore diversificato al paesaggio; essa è però anche messa in serio pericoloper diversi motivi:

. a causa nella conformazione del territorio in cui si trovano questi vigneti, in pendii spesso non raggiungibili da macchine agricole, la loro gestione e la manutenzione è difficoltosa ed impegnativa 

. difficoltà a trovare giovani interessati ad occuparsi di questi spazi e favorire dunque il ricambio generazionale;

. bassa possibilità di reddito;

. sfiducia a seguito di malattie fitosanitarie e altri fattori esterni (ad esempio danni causati da animali, tempeste).

Laddove i vigneti sono ancora ben tenuti, essi diventano una sorta di cornice ai villaggi. Il futuro tuttavia appare incerto. Un loro ulteriore abbandono, in linea con quanto avviene da decenni, purtroppo, contribuirà a privare il nostro paesaggio di un elemento antropico e naturale di qualità, a ridosso delle zone abitate, banalizzando inesorabilmente il paesaggio. È un rischio che non dobbiamo correre! I vigneti tradizionali rappresentano una somma di proprietà private, ma il loro insieme contribuisce a delineare qualitativamente e in modo diversificato il territorio. Come già avviene in altri settori (tetti in piode, energie rinnovabili, agricoltura, …), l’ente pubblico dovrebbe perciò occuparsene in modo sussidiario.

Considerando l’importanza di mantenere e semmai recuperare questi spazi importanti anche per la biodiversità, e viste le oggettive difficoltà della loro gestione/manutenzione, si propone pertanto di istituire un fondo cantonale (magari in collaborazione con i Comuni coinvolti) per fornire dei contributi finanziari sotto forma di incentivi, per dare continuità a questo importante settore e scongiurarne l’abbandono. Gli incentivi, si ribadisce, sarebbero da destinare a vigneti tradizionali nelle fasce pedemontane, di regola poco produttivi e gestiti a livello hobbistico, ma che fanno emergere il paesaggio rurale tradizionale e assumono grande valenza paesaggistica; non a quelli in pianura e nemmeno a quelli di collina decisamente produttivi e con ottime condizione climatiche. Si potrebbe senz’altro coinvolgere la FEDERVITI e/o altre associazioni di categoria: le loro competenze contribuiranno ad individuare la giusta strada da intraprendere.

Naturalmente, una volta accettato il principio e determinato una modalità operativa anche legislativa, come prima cosa dovrebbe avvenire una mappatura e un inventario dei vigneti in questione, sulla scia di quanto fatto in Vallemaggia dall’APAV ad inizio 2000. In secondo luogo, individuare dei criteri per l’incentivo finanziario, che potrebbero considerare superficie, numero di piantine di vite, elementi tradizionali di pregio (muri a secco, carasc, …). Gli stessi incentivi potrebbero essere suddivisi in quattro tipologie:

1.     “Semplice” mantenimento tradizionale del vigneto: dare continuità a quanto si fa già oggi

2.     Rinnovamento del vigneto con interventi tradizionali: ad esempio piantumazione nuove piantine, sostituzione dei pali in castagno, riparazioni, …

3.     Stimolare l’utilizzo di trattamenti delle malattie con sistemi ecologici e non inquinanti

4.     Stimolare la lavorazione del frutto, che diventerebbero prodotti finali di nicchia e strettamente legati al territorio: dalla grappa al vino, dalle marmellate al gelato, …

Ognuna di queste tipologie corrisponderebbe a un diverso incentivo finanziario. 

Ci potrebbero anche essere veri e propri progetti di recupero di vigneti terrazzati; in questi casi, anziché gli incentivi in oggetto, almeno nella fase di investimento iniziale, entrerebbero in gioco i contributi di legge già in atto (si pensa in particolare ai “progetto paesaggio”).

Interessante, oltre all’aspetto degli incentivi, sarebbe individuare nuove e innovative modalità di lavorazione e gestione dei vigneti tradizionali, magari attraverso collaborazioni tra privati ed istituzioni, consorzi, fondazioni con scopi di coinvolgere persone senza occupazione, …

A beneficiare di tali incentivi sarebbero i proprietari (spessissimo privati cittadini, hobbisti); essi non andrebbero ad aggiungersi ad altre eventuali forme di sussidio (ad esempio per le aziende agricole). Decisivo, per la concessione dell’incentivo, sarà l’assunzione di impegno di manutenzione e gestione del vigneto nel medio-lungo termine da parte del beneficiario.

Concludendo, si ritiene che introducendo un fondo con incentivi cantonali volti alla gestione dei vigneti tradizionali costituisca un tentativo per scongiurarne l’abbandono e, semmai, valorizzarli ulteriormente, a beneficio del contesto paesaggistico e di qualità del nostro territorio. Il Cantone, del resto, sempre di più riconosce e promuove una politica attenta alla valorizzazione del paesaggio rurale; ci si riferisce, tra gli altri, all’elaborazione dei “Progetti di paesaggio comprensoriale”. La proposta contenuta in questa iniziativa va proprio in questa direzione. 

Aron Piezzi, deputato PLR 

Cofirmatari: Giacomo Garzoli, Nicola Pini, Alessandro Speziali, Diana Tenconi, Alex Gianella, Sebastiano Gaffuri, Omar Terraneo

Atti parlamentari

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