La “tassa sulla salute” per i frontalieri è un’imposta che l’Italia intende far pagare ad alcune categorie di lavoratori residenti in Italia e occupati in Svizzera per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale nelle zone di confine nonostante siano già coperti dal sistema sanitario svizzero. Come prevedibile, anche la perizia giuridica del professor Hinny ha confermato che una sua introduzione andrebbe in contrasto con l’accordo sulla doppia imposizione con l’Italia, perché si tratta di un’imposta e non di una “semplice” tassa. Questa perizia deve ora spingere Berna a intervenire con decisione sulle autorità italiane affinché questa imposta venga immediatamente cancellata, abbandonando l’eccessiva e incomprensibile prudenza sul tema manifestata dal Consiglio federale – e in particolare dal ministro dell’economia Guy Parmelin - nelle ultime settimane.
In caso contrario, l’ipotesi di blocco unilaterale totale o parziale dei ristorni d’imposta per i frontalieri a tutela del Ticino e del nostro mercato del lavoro - formulata già qualche mese fa dal Direttore del DFE, Christian Vitta - sarebbe più che giustificata.