Christian Vitta aveva ragione: la tassa sulla salute è un’imposta. Ora blocco dei ristorni!

Per il PLR è ora che Berna intervenga con decisione sull’Italia a tutela degli interessi del Canton Ticino

La perizia del professor Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friborgo lo mette nero su bianco: la “tassa sulla salute” per i frontalieri è un’imposta. E in quanto tale rappresenta una violazione dell’accordo di doppia imposizione con l’Italia. Per il PLR l’esito di questa perizia richiesta dal Consiglio di Stato impone ora l’intervento deciso di Berna nei confronti di Roma a tutela degli interessi del Canton Ticino e giustifica anche la proposta del Consigliere di Stato Christian Vitta di bloccare totalmente o parzialmente i ristorni per i frontalieri.

La “tassa sulla salute” per i frontalieri è un’imposta che l’Italia intende far pagare ad alcune categorie di lavoratori residenti in Italia e occupati in Svizzera per finanziare il Servizio Sanitario Nazionale nelle zone di confine nonostante siano già coperti dal sistema sanitario svizzero. Come prevedibile, anche la perizia giuridica del professor Hinny ha confermato che una sua introduzione andrebbe in contrasto con l’accordo sulla doppia imposizione con l’Italia, perché si tratta di un’imposta e non di una “semplice” tassa. Questa perizia deve ora spingere Berna a intervenire con decisione sulle autorità italiane affinché questa imposta venga immediatamente cancellata, abbandonando l’eccessiva e incomprensibile prudenza sul tema manifestata dal Consiglio federale – e in particolare dal ministro dell’economia Guy Parmelin - nelle ultime settimane.

In caso contrario, l’ipotesi di blocco unilaterale totale o parziale dei ristorni d’imposta per i frontalieri a tutela del Ticino e del nostro mercato del lavoro - formulata già qualche mese fa dal Direttore del DFE, Christian Vitta - sarebbe più che giustificata.