Karin Keller-Sutter: "Un tetto massimo a 10 milioni ci priverebbe di ogni flessibilità"

Intervista alla Consigliera federale Karin Keller-Sutter sulla votazione federale "No a una Svizzera da 10 milioni!" del 14 giugno 2026.

di Jonas Projer, Segretario generale PLR svizzero

Cara Karin, il Consiglio federale respinge l’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni” e mette in guardia dalle sue gravi conseguenze. I sondaggi mostrano però che la proposta ha buone possibilità di successo. Perché?

"Capisco che il tema dell’immigrazione sia una questione scottante per la gente. Molti sono infastiditi, soprattutto dall’immigrazione clandestina legata all’asilo. Anch’io. Chi però esamina l’iniziativa più da vicino si rende conto che l'iniziativa in questione colpisce soprattutto chi viene in Svizzera per lavorare. La Svizzera dipende dalla manodopera straniera. A causa dell'invecchiamento della popolazione, anche in futuro avremo bisogno di persone che lavorino da noi. Quanto immigrare – se mai – sia necessario a tal fine, dipende in ultima analisi dall'andamento dell'economia. Fissare un tetto massimo priverebbe il nostro Paese e le nostre imprese di ogni flessibilità".

Nell’opuscolo informativo il Consiglio federale scrive che l’iniziativa comporterebbe costi elevati per la Confederazione e i Cantoni. Non è un po’ allarmistico?

"È compito del Consiglio federale illustrare in modo trasparente le conseguenze di ogni proposta. Le nostre analisi dimostrano che le conseguenze in questo caso sarebbero negative. Mi preoccupa il fatto che, in un periodo di grande incertezza, mettiamo a rischio gli accordi bilaterali, che hanno dimostrato la loro efficacia. Non è questo il momento di correre rischi supplementari. E questi ci sono: se la nostra economia si ritrovasse a corto di manodopera e l’accesso al mercato interno europeo fosse reso più difficile, ciò avrebbe delle conseguenze. Per i cittadini, per le istituzioni sociali. E per le finanze della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni". 

Ora parla la ministra delle finanze...

"Se l’economia vacilla, ciò lascia il segno anche nelle casse pubbliche. C’è il rischio che i cittadini se ne accorgano attraverso le loro tasse o i loro contributi. Dalle mie precedenti funzioni di direttrice della giustizia di San Gallo e successivamente di ministra della giustizia, so inoltre quanto sia importante la cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità. Se l’Accordo di Schengen venisse messo in discussione, la nostra polizia rischierebbe di perdere un importante strumento di ricerca. Lo stesso vale per l’Accordo di Dublino in materia di asilo: se venisse meno, si correrebbe il rischio che un numero significativamente maggiore di richiedenti asilo giunga in Svizzera". 

Se l’iniziativa venisse approvata: come la attuerebbe il Consiglio federale?

"Il Consiglio federale si prepara sempre a tutti gli scenari. Il popolo non è tenuto a seguire le raccomandazioni del Consiglio federale: è questo il bello del nostro sistema. Tuttavia, ogni decisione ha delle conseguenze, e nemmeno il Consiglio federale può cambiare questo dato di fatto. Personalmente ho vissuto l'epoca dei sistemi di contingenti. Sono cresciuta in un'azienda di ristorazione. Le piccole imprese non avevano certo la priorità nell'assegnazione della manodopera qualificata".

Grazie mille per il tuo tempo prezioso – e in bocca al lupo per il futuro!