Digitalizzazione e IA: non lasciamo indietro le nostre PMI

INIZIATIVA PARLAMENTARE GENERICA (interpartitica)

La Legge per l’innovazione economica (LInn) del 14 dicembre 2015 è stata concepita con lo scopo di sostenere aziende "orientate all’esportazione, con grande potenzialità di crescita e che generano rilevanti ricadute economiche" (Art. 1). Sebbene questo approccio abbia favorito l'eccellenza, oggi emerge una critica strutturale: la legge risulta sbilanciata verso la specializzazione di settore, escludendo di fatto un’ampia parte del tessuto aziendale ticinese.

L'obiettivo ultimo dell'innovazione non è tuttavia l'innovazione stessa, bensì l'aumento della produttività e della competitività dell'intero sistema economico. L'innovazione non si manifesta unicamente attraverso nuovi prodotti o tecnologie destinate all'esportazione, ma anche mediante il miglioramento dei processi aziendali, dell'organizzazione del lavoro, dei servizi offerti e dell'utilizzo delle tecnologie digitali. Per molte PMI il principale potenziale di innovazione risiede proprio in questi ambiti. Inoltre, la competitività delle grandi imprese esportatrici dipende anche dall'efficienza e dalla capacità innovativa delle PMI che compongono le loro catene di fornitura e di servizio. Sostenere la diffusione dell'innovazione nell'intero tessuto economico significa quindi rafforzare la competitività complessiva del Cantone e non soltanto quella delle singole aziende beneficiarie.

Infatti, molte PMI, pur non essendo primariamente orientate all'export o non operando in settori di nicchia tecnologica, rappresentano la spina dorsale della nostra economia e dell'occupazione locale. Queste imprese si trovano oggi davanti a una trasformazione profonda. Digitalizzazione, gestione dei dati, automazione dei processi, cybersicurezza e intelligenza artificiale non sono più temi accessori. Sono diventati fattori centrali per la produttività, la qualità dei servizi, la capacità di adattamento, la gestione dei costi e la tenuta competitiva.

Per molte PMI, il primo salto qualitativo non consiste necessariamente nell’introduzione immediata dell’intelligenza artificiale, ma nella digitalizzazione strutturata dei processi aziendali. Questo significa rendere più efficienti la gestione amministrativa, la produzione, la logistica, il rapporto con la clientela, la pianificazione, la gestione del personale, la manutenzione, il controllo qualità e l’analisi dei dati.

La digitalizzazione va quindi considerata come una condizione preliminare e abilitante dell’innovazione. Senza dati affidabili, processi ordinati, sistemi interoperabili e competenze interne adeguate, anche l’intelligenza artificiale rischia di restare uno strumento superficiale, costoso o poco utile.

L’intelligenza artificiale deve a sua volta essere intesa in senso ampio. Non solo come acquisto di algoritmi, licenze o applicativi, ma come percorso di trasformazione aziendale fondato su dati di qualità, processi ripensati, competenze interne, sicurezza informatica, protezione dei dati, valutazione dei rischi e misurazione dell’impatto.

Sono quindi da considerare rilevanti, se rispettano il principio dell’addizionalità, anche i progetti volti alla preparazione e valorizzazione dei dati aziendali, all’automazione intelligente dei processi, all’introduzione di sistemi predittivi, all’uso dell’IA generativa in ambiti produttivi o organizzativi, alla manutenzione preventiva, all’ottimizzazione delle scorte, alla gestione documentale evoluta, al controllo qualità, al supporto alla clientela, alla sicurezza digitale e alla formazione del personale.

Attualmente, i criteri di ammissibilità e la focalizzazione su prodotti o tecnologie radicalmente nuovi rischiano di escludere dagli incentivi la grande maggioranza delle aziende, per cui la digitalizzazione e l’integrazione dell’IA non è un mero investimento ordinario, ma rappresenta una vera e propria innovazione di processo necessaria per la sopravvivenza e la competitività.

Senza un adeguamento degli strumenti di legge, il rischio è di creare un Ticino a due velocità, dove solo poche aziende ultraspecializzate progrediscono, mentre il resto del tessuto economico perde competitività tecnologica. Anche per questi motivi hanno nel frattempo preso avvio a livello cantonale i lavori per rivedere la legge, in vista della scadenza dell’attuale credito quadro.

È dunque necessario democratizzare l'accesso ai fondi LInn, riconoscendo che l'adozione dell'IA e del digitale costituisce un'innovazione fondamentale per tutto il sistema economico cantonale.

Con la presente iniziativa parlamentare generica, si chiede di modificare la LInn affinché:

  1. Si riequilibri lo scopo della legge: integrando il sostegno alla competitività non solo tramite l'export, ma anche attraverso la resilienza digitale, tecnologica e organizzativa del tessuto economico cantonale.
  2. Si superi l’obiettivo dell'ultraspecializzazione: includendo progetti di trasformazione digitale, gestione e valorizzazione dei dati, automazione dei processi e integrazione dell’intelligenza artificiale che, pur non essendo necessariamente legati a nuovi prodotti destinati all’esportazione, garantiscano un salto qualitativo nell’efficienza, nella produttività, nella sicurezza, nella qualità e nella modernizzazione delle PMI ticinesi.
  3. Si riconosca la digitalizzazione avanzata come infrastruttura produttiva, distinguendola chiaramente dalla digitalizzazione di base. Potranno essere sostenuti progetti che integrano sistemi gestionali, migliorano l’interoperabilità tra processi aziendali, strutturano dati prima dispersi, riducono errori e sprechi, automatizzano attività ripetitive, migliorano la capacità decisionale dell’impresa o creano le condizioni per successive applicazioni di intelligenza artificiale.
  4. Si specifichino le misure per l'IA: chiarendo che i sussidi per investimenti immateriali e materiali possono, nel rispetto del principio dell’addizionalità, audit digitali, analisi dei processi, studi di fattibilità, preparazione e pulizia dei dati, integrazione di sistemi, soluzioni cloud sicure, strumenti di cybersicurezza, algoritmi, licenze IA, sistemi predittivi, automazione intelligente, progetti pilota e implementazioni strutturali con impatto misurabile. Ciò con un impatto atteso sulla produttività o sulla competitività e chiara distinzione rispetto agli investimenti informatici ordinari.
  5. Si semplifichino le procedure per le PMI: prevedendo percorsi d'accesso proporzionati alla dimensione dell’impresa e all’importo richiesto.

Inoltre, è assolutamente importante agire sgravando i costi amministrativi e burocratici a carico delle aziende che intendono richiedere il sussidio.

L’ampliamento dell’accesso alla LInn non dovrà però tradursi in un sostegno generalizzato agli investimenti ordinari delle imprese. Il Consiglio di Stato è pertanto incaricato di definire criteri chiari per distinguere tra digitalizzazione di base e innovazione digitale avanzata, fondati sul principio dell’addizionalità, sull’impatto misurabile del progetto e sulla partecipazione finanziaria dell’impresa beneficiaria.

Nello specifico, il supporto pubblico dovrà inoltre contribuire a ridurre le principali barriere all'innovazione che caratterizzano molte PMI, quali la limitata disponibilità di risorse finanziarie, competenze specialistiche o capacità organizzative, favorendo l'avvio di percorsi di apprendimento, sperimentazione e miglioramento continuo in grado di generare benefici duraturi anche oltre il singolo progetto sostenuto.

In particolare, il sostegno pubblico deve essere quindi subordinato al principio dell’addizionalità: sono sostenibili unicamente i progetti che, per contenuto, scala, rischio o impatto atteso, non si limitano a sostituire strumenti ordinari o ad aggiornare dotazioni già esistenti, ma producono un salto qualitativo misurabile nei processi, nei prodotti, nei servizi, nell’organizzazione aziendale o nel modello di business.

La legge potrà prevedere modalità differenziate di sostegno, distinguendo tra:

  1. analisi preliminari, audit digitali e studi di fattibilità;
  2. progetti pilota e sperimentazioni IA;
  3. implementazioni strutturali con impatto misurabile sui processi aziendali.

Le intensità di aiuto dovranno essere commisurate al grado di rischio, innovazione e addizionalità del progetto.

Le misure citate sono finanziate tramite il credito quadro. Qualora l'apertura della legge alle PMI dovesse portare a un esaurimento dei fondi stanziati, il Consiglio di Stato potrà presentare un nuovo messaggio governativo per l'estensione o il rinnovo del credito, evitando interruzioni nel sostegno alla digitalizzazione del settore privato.

Alessandro Speziali

Amalia Mirante (Avanti con Ticino&Lavoro), Cristina Maderni (PLR), Luca Renzetti (PLR), Andrea Censi (Lega), Raide Bassi (UDC), Claudio Isabella (Centro)