Gli interrogativi sulla gestione degli appartamenti delle persone in assistenza

INTERPELLANZA

L’episodio dello “stabile del degrado” venuto alla luce settimana scorsa a Pregassona pone numerosi interrogativi sulla gestione degli appartamenti dove alloggiano i beneficiari dell’assistenza pubblica.

L’episodio dello “stabile del degrado” venuto alla luce settimana scorsa a Pregassona pone numerosi interrogativi sulla gestione degli appartamenti dove alloggiano i beneficiari dell’assistenza pubblica.

Chiediamo quindi al Consiglio di Stato:

  1. Il Dipartimento della sanità e della socialità quali verifiche svolge prima e durante la locazione a persone al beneficio dell’assistenza per evitare situazioni di degrado?
  2. Quali sono le cause che non permettono di procedere con regolari controlli? In generale quanti incarti gestisce annualmente ogni operatore/trice dell’USSI?
  3. Cantone, Comuni e Autorità di protezione (Arp): quali rapporti intercorrono tra questi tre enti nella gestione dei casi a carico dell’assistenza pubblica?
  4. Non sarebbe nell’interesse dell’ente pubblico dotarsi di figure tipo “custodi sociali” che monitorano la situazione sul territorio?
  5. Stando a quanto dichiarato dall’Associazione svizzera degli inquilini alcune autorità comunali finanziano questi operatori. Non dovrebbe essere il Cantone a farsene carico e assicurare la loro presenza su tutto il territorio cantonale?
  6. La “centralizzazione” di questo tipo di monitoraggio non garantirebbe poi di identificare più facilmente eventuali imprenditori interessati all’affitto mensile, più che al buono stato dei loro appartamenti?
  7. L’amministrazione cantonale o i Comuni dispongono di un elenco degli appartamenti al quale i beneficiari dell’assistenza possono far capo?
  8. Corrisponde al vero che invece queste persone vengono indirizzate quasi sempre agli stessi imprenditori?

3 ottobre 2018

Giorgio Galusero, granconsigliere Plr

Atti parlamentari

MOZIONE 

In treno, in bus o in auto poco importa, spostarsi al lavoro o a scuola in alcuni orari – specie al mattino tra le 7.00 e le 8.00 – risulta essere problematico: auto in colonna, lavoratori in piedi sul treno e perfino studenti che non riescono a salire sul bus. Oltre a sostenere e incentivare la flessibilità del lavoro da parte di datori di lavoro pubblici e privati, occorre anche puntare su un’ottimizzazione della mobilità scolastica, in particolare attraverso un adeguamento e soprattutto una differenziazione degli orari scolastici con l’intento di alleggerire il carico di utenti nelle ore di punta, permettendo così di poter usufruire più comodamente dei mezzi pubblici, come anche di diluire il traffico privato.

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MOZIONE

Correva l’estate del 2014 quando il PLRT ha consegnato una petizione di oltre 10'000 firme (diecimila!) per chiedere la disdetta unilaterale dell'accordo sui frontalieri con l'Italia, ormai risalente al 1974. L’allora Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, il 3 giugno 2014, si era impegnata a concludere un'intesa entro metà 2015, spiegando che se i negoziati fossero falliti sarebbe stata pronta ad attuare misure unilaterali come la disdetta degli accordi settoriali con l'Italia, tra cui quello che prevede che il Canton Ticino riversi il 38,8% dell'imposta alla fonte dei frontalieri allo Stato italiano (nel 2017 oltre 80 mio di franchi).

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INTERROGAZIONE

Il 1° gennaio 2020 entreranno in vigore un paio di leggi federali in ambito finanziario (400 e oltre articoli con tanto di regolamenti e ordinanze che dovranno accompagnarle). Per una buona fetta della nostra economia cantonale (gettito e posti di lavoro) non sono e non saranno una passeggiata. Mi riferisco alla legge federale sui servizi finanziari (LSerFi) e a quella sugli Istituti finanziari (LISFI) che hanno quali conseguenze che decadono, o meglio devono decadere per priorità del diritto superiore, le norme cantonali che disciplinano ancora tali ambiti.

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