Gli interrogativi sulla gestione degli appartamenti delle persone in assistenza

INTERPELLANZA

L’episodio dello “stabile del degrado” venuto alla luce settimana scorsa a Pregassona pone numerosi interrogativi sulla gestione degli appartamenti dove alloggiano i beneficiari dell’assistenza pubblica.

L’episodio dello “stabile del degrado” venuto alla luce settimana scorsa a Pregassona pone numerosi interrogativi sulla gestione degli appartamenti dove alloggiano i beneficiari dell’assistenza pubblica.

Chiediamo quindi al Consiglio di Stato:

  1. Il Dipartimento della sanità e della socialità quali verifiche svolge prima e durante la locazione a persone al beneficio dell’assistenza per evitare situazioni di degrado?
  2. Quali sono le cause che non permettono di procedere con regolari controlli? In generale quanti incarti gestisce annualmente ogni operatore/trice dell’USSI?
  3. Cantone, Comuni e Autorità di protezione (Arp): quali rapporti intercorrono tra questi tre enti nella gestione dei casi a carico dell’assistenza pubblica?
  4. Non sarebbe nell’interesse dell’ente pubblico dotarsi di figure tipo “custodi sociali” che monitorano la situazione sul territorio?
  5. Stando a quanto dichiarato dall’Associazione svizzera degli inquilini alcune autorità comunali finanziano questi operatori. Non dovrebbe essere il Cantone a farsene carico e assicurare la loro presenza su tutto il territorio cantonale?
  6. La “centralizzazione” di questo tipo di monitoraggio non garantirebbe poi di identificare più facilmente eventuali imprenditori interessati all’affitto mensile, più che al buono stato dei loro appartamenti?
  7. L’amministrazione cantonale o i Comuni dispongono di un elenco degli appartamenti al quale i beneficiari dell’assistenza possono far capo?
  8. Corrisponde al vero che invece queste persone vengono indirizzate quasi sempre agli stessi imprenditori?

3 ottobre 2018

Giorgio Galusero, granconsigliere Plr