Mafie in Ticino: è ora di un pool cantonale

MOZIONE

In Svizzera sono presenti tutte le mafie. La ’Ndrangheta è quella con la presenza più marcata. Le locali svizzere e i suoi membri hanno stretti legami con le case madri in Calabria, dove vengono prese le decisioni di ordine strategico e organizzativo. Altrettanto importanti sono i legami con le propaggini della ’Ndrangheta presenti nel Nord Italia, tramite le quali vengono progettate e condotte attività in Svizzera.

La ’Ndrangheta ha creato in Svizzera delle aree di influenza: alcune regioni sottostanno infatti al controllo territoriale delle locali. Le mafie in Svizzera sono policriminali e agiscono in maniera opportunistica: in particolare, il traffico di stupefacenti rappresenta la loro fonte principale di guadagno. Un ruolo importante è svolto anche dal traffico di armi(principalmente per rifornire di armi i clan di appartenenza in Italia), dal riciclaggio di denaro, dagli investimenti nell’economia legale locale (soprattutto nel settore gastronomico e immobiliare) e dall’offerta di rifugio ai latitanti. In Svizzera le mafie aspirano essenzialmente a penetrare i mercati legali e illegali. Puntano in parte anche a esercitare influenza politica, ad esempio, mediante il controllo della comunità di immigrati italiani. Atti di violenza quali gli omicidi vengono perpetrati anche in Svizzera, in genere per “mettere in riga” membri e complici. Tuttavia, in passato spesso non è stato possibile individuare alcun nesso diretto con la mafia. Per contrastare la criminalità organizzata, Fedpol fa affidamento su un approccio multidimensionale mediante la piattaforma di lavoro COC Countering Organised Crime: infatti la repressione non è di per sé sufficiente, ma deve essere accompagnata anche da misure preventive.

Lo scambio d’informazioni con i nostri partner di Polizia italiani è fondamentale: la maggior parte delle informazioni proviene infatti dall’Italia. In questo modo possiamo quindi ampiamente beneficiare delle competenze delle autorità italiane nella lotta alla mafia. Tuttavia, è nostra intenzione rafforzare anche la cooperazione con le autorità svizzere che non assolvono compiti di sicurezza, come quelle del registro fondiario o fiscali. «Follow the money», seguire il flusso del denaro, è questo il nostro motto.

(Nicoletta della Valle, Direttrice di Fedpol, intervista 29 marzo 2021)

C’è una lotta europea alla criminalità organizzata che è policriminale, ossia opera sia nell’ambito di reati finanziari che di polizia (cfr. La lotta dell'UE alla criminalità organizzata - Consilium (europa.eu); ci sono competenze storiche ed efficaci in Italia di lotta alla mafia da cui, come visto dipendono ancora molto le poche inchieste svizzere come indica la direttrice della Fedpol la quale riconosce ancora limiti operativi a livello preventivo con le altre autorità interne svizzere (tra cui i Cantoni).

Ci sono poi, va riconosciuto, studi sul fenomeno a livello svizzero tra cui si citano senza pretesa di esaustività, i Rapporti annuali della lotta della Confederazione contro la Criminalità organizzata che riassumono la situazione, i mezzi e le misure, editi da

Fed pol (https://www.fedpol.admin.ch/dam/fedpol/it/data/publiservice/publikationen/berichte/jabe/jabe-2019-i.pdf.download.pdf/jabe-2019-i.pdf)

o quelli del MROS (https://www.fedpol.admin.ch/dam/fedpol/it/data/kriminalitaet/geldwaescherei/jabe/jb-mros-2020-i.pdf.download.pdf/jb-mros-2020-i.pdf)

E vi è anche un recente documento strategico del Dipartimento federale giustizie e polizie per la lotta al fenomeno in oggetto (https://www.ejpd.admin.ch/ejpd/it/home/aktuell/news/2019/2019-12-06.html). La strategia in questione, si legge, è armonizzata con quella del Ministero pubblico della Confederazione, per conto del quale la polizia federale indaga nei settori di competenza federale.

La strategia è inoltre consolidata anche con la Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera e con i partner federali. A mente dei firmatari, manca ancora un chiaro incremento delle sinergie con la magistratura ticinese.

La necessità di maggiore prevenzione e rafforzamento delle collaborazioni tra autorità federali e cantonali di polizia e di magistratura inquirente è stata evidenziata anche dal Consiglio federale in risposta ad una interpellanza del 2018 del CN Marco Romano ed una del 2019 del CN Fabio Regazzi. Il Consiglio di Stato ticinese, in risposta ad alcuni atti parlamentari cantonali del deputato Matteo Quadranti (interrogazioni no. 275.12, 75.18, 65.19 e in particolare 147.19), riconosceva la gravità del problema e indicava in breve che la collaborazione tra autorità federali e cantonali sarebbe “già oggi molto efficace”, se non che i recenti richiami da parte italiana sembrano andare in senso diverso. D’altro canto, in una recentissima intervista al procuratore federale Sergio Mastroianni quest’ultimo auspica che le normative italiane servano da modello anche per la Svizzera, a comprova che ad oggi non si è ancora sufficientemente efficaci.

Sempre nella Risposta 05.02.2020 (r147.19), si legge che il Ministero pubblico cantonale non aveva risorse (nel frattempo aumentate) per designare una persona che potesse svolgere concreta e costante attività di coordinamento in quest’ambito, funzione che, si legge, “richiede per di più uno specifico know how”, ragion per cui vi è solo un magistrato cantonale che funge da SPOC (“Single Point of Contact”) a beneficio delle forze di Polizia.

Va altresì ricordato a livello cantonale l’importante contributo fornito e che potrà fornire l’Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata (O-TiCO) creato all’USI (https://www.usi.ch/it/feeds/16176; Criminalità organizzata sotto osservazione - TVS tvsvizzera.it) il quale dispone già di un importante archivio ed ha iniziato a svolgere attività di informazione coinvolgente media audiovisivi, online e cartacei sul tema. Tra le iniziative, anche recenti inviti ed incontri con procuratori antimafia italiani (Alessandra Cerreti, Nicola Gratteri) i quali sono venuti in Ticino a suggerirci, malgrado quanto sopra, di “aprire gli occhi” (cfr. un’ampia rassegna stampa).

Interessante accennare anche alla tesi di master alla SUPSI Patrick Poma, ispettore di Polizia presso la Sezione dei Reati Economico Finanziari di Lugano, sul tema “Innovazione nella criminalità organizzata” (2014) (https://tesi.supsi.ch/id/eprint/514; PatrickPoma_tesi_Master.pdf), il quale già formulava delle proposte ed evidenziava ambiti e tecniche innovative adottate anche dalla criminalità organizzata in settori come: commercio di beni contraffatti e/o di beni culturali; racket e pizzo, contrabbando, corruzione, cybercrime; crimini ambientali  tra cui smaltimento illegale di rifiuti, tutte attività anche di competenza delle autorità inquirenti cantonali.

* * * * *

Ora, i mozionanti ritengono che si tratta di iniziare a dare concretezza alle strategie e agli studi di cui sopra a livello operativo senza trincerarsi dietro un riparto di competenze, in teoria, suddivise tra Confederazione e Cantone, ma in pratica interconnesse, di cui le organizzazioni criminali policriminali non si curano e al più ne traggono beneficio.

In questa ottica si formula la presente mozione che, con le ottimizzazioni del caso, mira alla creazione di un pool (o se si preferisce un gruppo di coordinamento, inclusivo di una public private partnership) che abbia ad affrontare e proporre a breve alcune misure contro il fenomeno in oggetto a livello cantonale, e meglio:

  • Immediata designazione di due PP, uno per l’ambito finanziario ed uno per quello dei reati di polizia, che vengano formati e fungano da persone di contatto col MP della Confederazione o col pool
  • Immediata designazione di più poliziotti, con formazione ad hoc, aventi compiti speciali per le questioni in oggetto (oggi risultano 3 agenti soltanto a fronte di una decina negli anni ‘80/’90) e che possano poi fungere da istruttori e contatti con le Polizie Comunali che sorvegliano il territorio a scopo preventivo
  • Dichiarazione, o meglio attività politica, da parte delle autorità cantonali a fronte di quelle federali in sostegno alla richiesta del PF Mastroianni di adozione urgente di normative di perseguimento penali più adeguate
  • Istituzione di un pool composto idealmente da persone rappresentanti:
    • 1 Osservatorio ticinese sulla criminalità organizzata dell’USI
    • 1 Dipartimento istituzioni
    • 1 Uffici esecutivi
    • 1 Uffici fallimento
    • 1 Ufficio registro di commercio
    • 1 Ufficio registro fondiario
    • 1 Polizia Cantonale
    • 1 Polizie Comunali
    • 1 Polizia federale
    • 1 MP Confederazione
    • 2 MP Cantonale (1 per reati finanziari e 1 per reati di polizia)
    • 1 MROS
    • 1 Ufficio permessi
    • 1 IAS
    • 1 Ufficio disoccupazione
    • 1 Divisione contribuzioni
    • 1 Ufficio di sanità
    • 1 Centro studi bancari
    • 1 Associazioni economiche
    • 1 Sindacati

Il pool, che potrebbe riunirsi una o due volte l’anno, dovrebbe ricevere un mandato con un programma di lavoro che potrebbe comprendere:

    • Creazione o implementazione di una formazione specifica per magistrati e polizie partendo dall’esistente o richiedendo supporto all’ISP- Istituto Svizzero di Polizia
    • Proposte di misure di diritto penale e/o amministrativo cantonale, preventive e investigative
    • Elaborazione e tenuta a giorno di una statistica della criminalità organizzata in Ticino
    • Sensibilizzazione, anche verso le autorità Comunali e ricerca
    • Elaborazione e verifica di possibili beni oggetto di confisca ex 70 e 71 CP
    • Sviluppo e aggiornamento regolare del diritto o delle prassi
    • Coordinamento con il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso (CCPD)
    • Partecipazione agli incontri tra inquirenti svizzeri e italiani nell'ambito della Piattaforma transfrontaliera di Polizia giudiziaria (PTPG)

Per il gruppo PLR
Matteo Quadranti

Atti parlamentari

INTERROGAZIONE

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MOZIONE

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INIZIATIVA PARLAMENTARE
Presentata nella forma generica secondo l’art. 103 LGC da Marco Bertoli per il Gruppo PLR

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