Scuola libera o di regime?

Visto che da più parti si afferma che sui temi scolastici occorre “ascoltare i docenti”, come è possibile farlo se gli stessi non possono esprimersi liberamente?

Visto che da più parti si afferma che sui temi scolastici occorre “ascoltare i docenti”, come è possibile farlo se gli stessi non possono esprimersi liberamente?

La rubrica televisiva “Falò” ha messo in onda recentemente un servizio dedicato al temi dei “livelli” nella Scuola media. Nel corso della trasmissione è stato sottolineato più volte che i giornalisti non hanno potuto intervistare liberamente docenti o direttori, ma unicamente un direttore autorizzato dal Dipartimento il quale, naturalmente, ha poi espresso un parere che collima con le note tesi care al capo del Dipartimento medesimo. Per sentire il parere di alcuni docenti non autorizzati, gli autori del servizio hanno invece dovuto far ricorso agli accorgimenti in uso un tempo per le interviste a “dissidenti” dei regimi comunisti, o comunque dittatoriali (ripresa di spalle, voce contraffatta, ecc.).

I deputati PLR chiedono perciò al Consiglio di Stato:

  1. È al corrente di queste limitazioni alla libertà di espressione?
  2. Se sì, su quali disposizioni si basano?
  3. Ritiene che siano conformi ai diritti che la Costituzione riconosce ad ogni cittadino?
  4. Valgono per tutti i dipendenti dello Stato o sottostanno alle disposizioni di ogni singolo capo – Dipartimento

Alessandro Cedraschi, granconsigliere, per il Gruppo parlamentare PLR

Atti parlamentari

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Molti Paesi hanno riconosciuto l'importanza della tecnologia 5G come motore di innovazione. L'introduzione è in pieno svolgimento all'estero. Sfortunatamente, la Svizzera è in ritardo. Un recente studio ha indicato come unicamente nel nostro Paese, fino al 2030, il 5G permetterà la creazione di 137 mila impieghi e un aumento del valore della produzione annua fino a 42,4 miliardi di franchi.

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