Acqua. Equità. Futuro. Due iniziative di PLR e Centro per il territorio

Il PLR e il Centro, con i due presidenti Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò quali primi firmatari, presentano due iniziative parlamentari tra loro complementari sul tema dell’acqua, delle Valli e del futuro valore generato dall’idroelettrico.

1. INIZIATIVA PARLAMENTARE

presentata nella forma elaborata da Fiorenzo Dadò e Alessandro Speziali (e confirmatari) per l’aggiunta dell’art. 23a della Legge sull’utilizzazione delle acque (RL 721.100) – Introduzione del principio dell’utilizzo parzialmente vincolato dei proventi legati ai canoni d’acqua e istituzione di un fondo a favore dei Comuni periferici ticinesi ai quali la presenza degli impianti idroelettrici ha arrecato risp. arreca pregiudizio)

La vendita totale e incondizionata delle acque valmaggesi, che doveva pur portarci dei vantaggi economici, e che pertanto ci trovò consenzienti, indotti anche da una propaganda troppo interessata per essere sempre onesta (…) quella vendita fu per noi un atto di violenza: sconvolse il nostro paesaggio e mutò radicalmente molte delle nostre più vecchie e affettuose abitudini (…). Ecco perché l’ampio greto asciutto – a parte la bruttezza e i danni evidenti che ne derivano – è diventato per noi l’emblema di un errore commesso, di un sopruso patito, di una libertà perduta. Plinio Martini, “La morte del fiume” in Cooperazione, 1965

I firmatari di questa iniziativa parlamentare ritengono che la soprariportata citazione di Plinio Martini, sebbene risalga a 60 anni orsono, sia più che mai attuale. La forte presenza di impianti idroelettrici nelle regioni periferiche e di montagna ha infatti privato i Comuni della loro ricchezza più grande, data appunto dall’acqua. La presente iniziativa parlamentare, presentata nella forma elaborata, ha quindi lo scopo di proporre una soluzione a questa situazione, ritenuta estremamente penalizzante, poiché gli introiti legati ai Canoni per i diritti d’utilizzazione e di sfruttamento delle acque dovrebbero spettare alle zone periferiche quale indennizzo per la produzione di energia elettrica.

Gli strumenti che, ad oggi, sono a disposizione dei Comuni sono insufficienti e non consentono un’adeguata retribuzione per lo sfruttamento delle loro acque e il deturpamento dell’ambiente causati dai grandi impianti ad accumulazione presenti sul loro territorio. Attualmente, infatti, in considerazione dei maggiori costi generati da una sfavorevole localizzazione geografica, ai Comuni periferici è accordato un contributo ricorrente pari al 29%dell’ammontare dei canoni d’acqua incassati dal Cantone nell’anno precedente (art. 15 cpv. 1 della Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale del 25.6.2002 [LPI; RL 184.300]), ciò che, a mente dei firmatari, non basta.

È giunto il momento per le regioni periferiche di ottenere un ulteriore corrispondente ed equo riconoscimento economico per le risorse messe a disposizione, poiché è indiscutibile che lo sfruttamento idroelettrico delle acque dei fiumi ha determinato un arricchimento delle regioni urbane soprattutto dei Cantoni dell’Altipiano svizzero, a scapito delle regioni di montagna, il cui patrimonio naturale, paesaggistico, culturale ed economico è stato deturpato, senza ottenere una equa e giusta controprestazione.

È dunque evidente che, se i proventi derivanti dallo sfruttamento idroelettrico fossero destinati ai Comuni delle regioni che mettono a disposizione i propri corsi d’acqua, molti di essi potrebbero utilizzarli non solo per finanziare interventi e progetti volti alla rigenerazione dei corsi d’acqua, della natura, della biodiversità e dei paesaggi, ma anche per realizzare opere pubbliche di rilevanza locale – quali scuole, infrastrutture sociali o culturali e turistiche – contribuendo così a migliorare sensibilmente la propria condizione economica e la qualità di vita della popolazione. I benefici derivanti da tale destinazione delle risorse sarebbero molteplici e si estenderebbero all’intero patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e sociale oltre che economico.

Con la presente iniziativa non si chiede che venga devoluta una determinata percentuale del provento dei canoni d’acqua a determinati Comuni; un tentativo che già in passato si è rivelato infruttuoso. Si chiede, invece, che venga introdotto nella Legge sull’utilizzazione delle acque il principio dell’utilizzo parzialmente vincolato dei proventi legati ai canoni d’acqua e che venga contestualmente istituito un fondo a favore dei Comuni periferici ticinesi ai quali la presenza degli impianti idroelettrici ha arrecato risp. arreca pregiudizio.

Concretamente con la nostra Iniziativa proponiamo di seguire due esempi virtuosi, che sono quelli del Canton Berna e del Canton Ginevra. Il Canton Berna, da oltre 25 anni ha istituito un cd. “fondo di rinaturazione” (“Renaturierungsfond”), ancorato all’art. 36a della Wassernutzungsgesetz (WNG, BSG 752.41) e meglio specificato in un decreto ad hoc (“Renaturierungsdekret”, RenD; BSG 752.413), che prevede una destinazione parzialmente vincolata dei proventi legati ai canoni d’acqua. Secondo il cpv. 3 dell’art. 36a WNG il fondo di rinaturazione è finanziato con il 10% dei proventi unici e annuali percepiti per l’utilizzazione delle forze idriche. Anche il Canton Ginevra, nella propria Loi sur les aux (LEaux-GE; rsGE L 2 05) ha previsto nella propria legislazione cantonale l’obbligo di istituire un fondo, finanziato attraverso il totale, quindi il 100%, degli introiti dei canoni per i diritti d’acqua e delle tasse sui prelievi (a scopo d’irrigazione, di climatizzazione ecc.).

Il fondo cantonale che si intende istituire, esattamente come concepito dai Cantoni Berna e Ginevra, dovrà dunque essere alimentato da una percentuale degli introiti derivanti dai canoni d’acqua e sarà destinato sia alla “rigenerazione” delle acque che allo sviluppo economico, ambiti compromessi a causa della sottrazione di questa preziosa risorsa. In tale prospettiva, i mezzi finanziari raccolti potranno essere utilizzati per sostenere e sovvenzionare interventi volti alla protezione, al ripristino e alla valorizzazione dei corsi d’acqua e dei relativi paesaggi, promuovendo la biodiversità nel quadro di uno sviluppo sostenibile. Inoltre, grazie a tali fondi vincolati, il Cantone avrà la possibilità di finanziare non solo progetti concreti di tutela, conservazione e valorizzazione ambientale delle aree interessate dallo sfruttamento idrico, ma anche opere pubbliche o di interesse pubblico strettamente connesse al miglioramento della qualità territoriale, paesaggistica ed economica – quali infrastrutture scolastiche, culturali o sociali e turistiche – che contribuiscano in modo duraturo alla coesione e allo sviluppo equilibrato delle comunità locali. Condizioni, queste, che sarebbero tali se solo queste zone avessero potuto beneficiare di questa ricchezza.

Sulla scorta dell’esempio del Canton Berna, la regolamentazione dei dettagli potrà essere demandata all’esecutivo, che dovrà emanare un Regolamento sul Fondo di rinaturazione delle acque, per lo sviluppo sociale ed economico delle zone periferiche, nel quale verranno precisati i dettagli relativi ai criteri per poter beneficiare delle sovvenzioni del fondo, i compiti e le attribuzioni dei servizi competenti, la fissazione dell’ammontare delle sovvenzioni, chi può essere beneficiario delle sovvenzioni, l’ordine di priorità delle misure, e la perenzione del diritto ad ottenere la sovvenzione se le misure che hanno ottenuto il finanziamento non vengono incominciate entro un determinato periodo di tempo.

Per questi motivi i sottoscritti deputati, con la presente iniziativa, chiedono la modifica della Legge sull’utilizzazione delle acque (LU), introducendo un nuovo art. 23a.

Proposta di modifica della Legge sull’utilizzazione delle acque del 7 ottobre 2002

Art. 23a: Fondo di rinaturazione delle acque, per lo sviluppo sociale ed economico delle zone periferiche

1Il Cantone gestisce un fondo speciale per la rinaturazione dei corsi d’acqua e il versamento d’indennità per lo sviluppo economico, sociale e culturale, il cui scopo è quello di proteggere e ricostituire i corsi d’acqua e i loro paesaggi, favorendo la biodiversità e uno sviluppo sostenibile, nonché di sostenere la realizzazione di opere pubbliche o private di interesse pubblico  strettamente connesse alla tutela, alla valorizzazione e al miglioramento del territorio, la socialità, l’economia e la qualità di vita delle comunità periferiche.

2 Con il fondo, il Cantone può finanziare o sovvenzionare misure, segnatamente di:

  1. di rigenerazione dei corsi d’acqua pubblici;
  2. di protezione, conservazione o valorizzazione dei paesaggi ai quali lo sfruttamento delle acque arreca pregiudizio;
  3. di realizzazione di opere pubbliche o private di interesse pubblico strettamente connesse alla tutela e alla valorizzazione del territorio e dei paesaggi interessati, quali infrastrutture scolastiche, sportive, culturali o sociali, che contribuiscano alla qualità e alla sostenibilità dello sviluppo locale.

3 Il fondo cantonale è alimentato con il 10 % dei proventi unici e annuali dei canoni d’acqua.

4 Il Regolamento stabilisce i dettagli e le condizioni per poter beneficiare delle sovvenzioni del fondo di rinaturazione, i compiti e le attribuzioni dei servizi competenti, le modalità di fissazione dell’ammontare delle sovvenzioni, l’ordine di priorità delle misure e dei progetti, i soggetti che possono beneficiare delle sovvenzioni e un termine di perenzione del diritto ad ottenere la sovvenzione nel caso in cui le misure finanziate non venissero attuate entro un determinato periodo di tempo.

Fiorenzo Dadò e Alessandro Speziali

Cofirmatari: Alessandro Corti, Alessio Ghisla, Claudio Isabella, Alex Gianella, Aron Piezzi, Diana Tenconi, Omar Terraneo

2. INIZIATIVA PARLAMENTARE

Presentata nella forma generica da Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò (e cofirmatari) – Future riversioni idroelettriche: più risorse nette per le Valli e meno oneri per le Città

Le future riversioni idroelettriche rappresentano un passaggio strategico per il Cantone Ticino e, in particolare, per i Comuni sede d’opera e per i territori appartenenti ai relativi bacini idrografici.

Per decenni le regioni periferiche e di montagna hanno messo a disposizione la propria risorsa naturale più preziosa, l’acqua, sopportando importanti costi territoriali, ambientali, paesaggistici, economici e storici. Tali oneri non sono oggi compensati dagli strumenti esistenti, segnatamente dal contributo di localizzazione geografica, dagli apporti connessi alla perequazione intercomunale e dagli altri introiti ricorrenti attualmente riconosciuti.

Parallelamente, con l’iniziativa parlamentare presentata nella forma elaborata del 15 giugno 2026 per la modifica dell’art. 23 della Legge sull’utilizzazione delle acque, si propone un nuovo fondo cantonale destinato alla rinaturazione dei corsi d’acqua e allo sviluppo economico, sociale e culturale delle zone periferiche. Tale modifica legislativa costituisce un primo importante passo per riconoscere, in modo strutturale, che una parte dei proventi legati all’utilizzazione delle acque deve tornare ai territori che ne sopportano gli effetti.

La presente iniziativa parlamentare generica si pone in rapporto di complementarità con tale modifica di legge. Essa non intende sovrapporsi al fondo finanziato dai canoni d’acqua, bensì completarlo in vista della prossima e decisiva fase delle riversioni idroelettriche. Occorre infatti evitare che le nuove risorse generate dalle riversioni vengano disperse nel bilancio generale del Cantone o neutralizzate attraverso modifiche del sistema perequativo, senza produrre un effettivo miglioramento della situazione finanziaria dei Comuni di valle.

Le future riversioni devono invece diventare l’occasione per definire un nuovo patto tra Cantone, centri urbani e Valli: un patto fondato su una più equa ripartizione del valore generato dall’idroelettrico, sul rafforzamento della coesione territoriale e sulla riduzione, laddove possibile, della pressione sul sistema perequativo cantonale.

Un incremento strutturale, prevedibile e non neutralizzato dei flussi finanziari a favore dei Comuni sede d’opera e dei Comuni del bacino idrografico può infatti perseguire due obiettivi complementari: da un lato, assicurare maggiori risorse nette ai territori che hanno sopportato e continuano a sopportare gli oneri dello sfruttamento idroelettrico; dall’altro, contribuire a ridurre il fabbisogno perequativo complessivo e, di riflesso, l’onere a carico dei maggiori Comuni paganti.

Per questi motivi, i sottoscritti deputati chiedono al Consiglio di Stato di presentare al Gran Consiglio, entro un termine utile rispetto alle prime scadenze concessorie rilevanti, un messaggio con un progetto di modifiche legislative, in particolare alla Legge sull’energia, alla legislazione sull’utilizzazione delle acque pubbliche e alla normativa sulla perequazione intercomunale, fondato sui seguenti assi di riforma.

1. Maggiori risorse nette ai Comuni sede d’opera e di bacino

È istituito un meccanismo ricorrente a favore dei Comuni sede d’opera e dei Comuni compresi nel bacino idrografico di riferimento, alimentato dai proventi derivanti dalle future riversioni idroelettriche.

Tale meccanismo deve garantire che i Comuni interessati dispongano di maggiori risorse nette rispetto alla situazione precedente alle riversioni e rispetto agli introiti oggi riconosciuti attraverso il contributo di localizzazione geografica, la perequazione intercomunale e gli altri flussi ricorrenti connessi alla presenza degli impianti idroelettrici.

Il Consiglio di Stato è incaricato di proporre criteri oggettivi di ripartizione, tenendo conto in particolare della presenza di opere idroelettriche sul territorio comunale, dell’appartenenza al bacino idrografico, degli oneri territoriali e paesaggistici sostenuti, nonché della situazione finanziaria dei Comuni interessati.

2. Clausola di non neutralizzazione per i Comuni di valle

È escluso qualsiasi pacchetto di modifiche legislative che, direttamente o indirettamente, determini un effetto neutro per i Comuni di valle o annulli l’incremento di risorse derivante dalle future riversioni.

In particolare, le maggiori entrate riconosciute ai Comuni sede d’opera e di bacino non devono essere compensate integralmente mediante una riduzione equivalente di altri contributi, trasferimenti o strumenti perequativi, salvo nella misura in cui ciò sia compatibile con il mantenimento di un effettivo beneficio finanziario netto per i Comuni interessati.

Il principio guida deve essere chiaro: le riversioni devono migliorare concretamente la posizione finanziaria e progettuale delle Valli, non semplicemente sostituire risorse già esistenti.

3. Alleggerimento dell’onere perequativo dei maggiori Comuni paganti

Una quota definita dei proventi delle future riversioni può essere destinata a ridurre il fabbisogno perequativo complessivo oppure a ridurre proporzionalmente i contributi dovuti dai maggiori Comuni paganti.

Tale obiettivo deve tuttavia essere perseguito in modo compatibile con il principio della non neutralizzazione per i Comuni di valle. L’alleggerimento dell’onere perequativo non deve dunque avvenire a scapito del necessario incremento di risorse nette per i territori sede d’opera e di bacino.

La riforma dovrà pertanto individuare un equilibrio tra due esigenze entrambe legittime: rafforzare finanziariamente le Valli e, al contempo, contenere nel medio-lungo termine la pressione sul sistema perequativo cantonale.

Il Consiglio di Stato è dunque incaricato di presentare al Gran Consiglio le necessarie modifiche legislative, illustrando in particolare:

a) i proventi prevedibili derivanti da canoni connessi alle riversioni;

b) le garanzie necessarie per evitare la neutralizzazione delle maggiori risorse a favore dei Comuni di valle;

c) gli effetti finanziari attesi per i Comuni beneficiari, per i maggiori Comuni paganti a livello di contibuto perequativo e per il Cantone.

Con la presente iniziativa si intende quindi completare la riforma relativa all’utilizzazione delle acque, affinché il principio del ritorno territoriale del valore idroelettrico trovi applicazione concreta e reale non solo nei canoni d’acqua, ma anche nella futura stagione delle riversioni.

Le Valli non devono essere semplicemente compensate a posteriori per i sacrifici sostenuti. Devono diventare protagoniste di una nuova politica cantonale dell’acqua, fondata su equità territoriale, responsabilità istituzionale, sviluppo sostenibile e coesione tra centro e periferia – a vantaggio di tutti.

Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò

Cofirmatari: Alex Gianella, Aron Piezzi, Diana Tenconi, Omar Terraneo, Alessandro Corti, Alessio Ghisla, Claudio Isabella

Atti parlamentari

INTERPELLANZA (Urgente)

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Il PLR e il Centro, con i due presidenti Alessandro Speziali e Fiorenzo Dadò quali primi firmatari, presentano due iniziative parlamentari tra loro complementari sul tema dell’acqua, delle Valli e del futuro valore generato dall’idroelettrico.

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MOZIONE

Esplosione dei centri di fisioterapia, degli Spitex privati e degli infermieri indipendenti: per una gestione più trasparente e rigorosa dell’accesso dei fornitori di prestazioni al sistema sanitario ticinese.

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