Equitazione sul territorio: sviluppare una strategia cantonale

MOZIONE

Le vie di comunicazione sono da sempre uno degli ambiti in cui è necessaria una coordinazione tra i vari attori presenti sul territorio. La necessità di attraversare il territorio appartenente a diversi enti comunali impone infatti che tutti abbiano un quadro di riferimento, onde evitare che si creino dei percorsi incompleti ed incoerenti.

Le vie di comunicazione sono da sempre uno degli ambiti in cui è necessaria una coordinazione tra i vari attori presenti sul territorio. La necessità di attraversare il territorio appartenente a diversi enti comunali impone infatti che tutti abbiano un quadro di riferimento, onde evitare che si creino dei percorsi incompleti ed incoerenti. Se in ambito stradale questo è assolutamente indiscusso, anche nel campo della mobilità dolce e di quella legata al tempo libero si sta progressivamente andando verso una maggiore coordinazione.

Ne sono un chiaro esempio le reti di sentieri o i percorsi ciclabili che hanno trovato sempre più spazio in una pianificazione ordinata ed orientata ad uno sviluppo che ne favorisca la fruizione da parte dei cittadini ticinesi e dei turisti. In questo contesto, nell’ottica di uno sfruttamento ottimale delle risorse territoriali, sarebbe interessante includere in tale oculata visione anche i percorsi legati all'equitazione, realtà che nel corso degli ultimi decenni è stata ridotta ad una rete di percorsi sempre più frastagliata e che non gode di una vera coordinazione a livello pianificatorio.

Sempre più spesso, infatti, le aree riservate al tempo libero ed i sentieri escursionistici con relativi manufatti, nati e sviluppati secondo l’odierna concezione della pianificazione, progettazione e realizzazione, non si adattano più alle esigenze transito equestre, ossia alle caratteristiche del cavallo (vedasi ad esempio gli ostacoli architettonici, i ponti di portata insufficiente, i passaggi troppo angusti). Ciononostante, la presenza di cavalieri ed amazzoni sul territorio ha saputo resistere a questi mutamenti, tant’è che l’equitazione in campagna continua ad essere ancora oggi uno sport molto salutare, molto diffuso ed apprezzato per tutte le fasce di età, ed anzi negli ultimi decenni è divenuto molto più accessible ed ha riscontrato un sempre maggiore interesse da parte dei giovani.

Il tema, sollevato recentemente in riferimento ad un caso particolare da una mozione della collega Beretta Piccoli, è sicuramente meritevole di attenzione, non fosse altro che a livello cantonale l'equitazione, oltre che rappresentare un legame storico - culturale con il nostro passato, è anche un settore che conta migliaia di appassionati e che potenzialmente può avere un interessante sviluppo turistico complementare alle realtà già presenti.

Una buona organizzazione delle risorse territoriali, e segnatamente l’offerta di una rete di percorsi aperta al transito equestre, funzionale, ininterrotta e coerente - preferibilmente su sentiero e sterrato - sarà ad ogni modo indispensabile per la salvaguardia della pratica dell’equitazione nel Cantone nei tempi a venire.

Quanto sopra è quindi legato alla presenza sul territorio cantonale di una rete di percorsi completa, in cui cavalieri e amazzoni possano spostarsi in sicurezza senza doversi trovare confrontati con ostacoli architettonici, passaggi su strade trafficate e segnaletica (pensata spesso solo per ciclisti e pedoni) che ne impedisce il transito

Il tema deve tuttavia, a nostro avviso, essere meglio contestualizzato, e meglio nell’ottica di un’impostazione pianificatoria consapevole che tenga conto della presenza pure di questa categoria d’utenza sul territorio.

Ottimale sarebbe, se l’autorità potesse disporre di quegli strumenti che le consentono di considerare sistematicamente sin dal principio le esigenze della categoria equestre nella propria attività pianificatoria, ragionando pertanto su delle impostazioni progettuali che considerano i cavalieri e, laddove ragionevolmente possibile, le carrozze.

In questo senso si chiede al Consiglio di Stato di farsi parte attiva nel sensibilizzare i Comuni e gli enti interessati nei loro rispettivi compiti pianificatori rispetto a questa tematica e, da parte sua, di prevedere in ambito cantonale relativamente alle schede di Piano direttore ed in generale nella pianificazione dei percorsi legati alla mobilità lenta, laddove è ragionevolmente possibile, la presenza di una rete di percorsi sicura, idonea ed initerrotta per lo svolgimento delle attività equestri a carattere sportivo, turistico e legate al tempo libero.

Alex Farinelli, capogruppo PLR

Atti parlamentari

MOZIONE 

In treno, in bus o in auto poco importa, spostarsi al lavoro o a scuola in alcuni orari – specie al mattino tra le 7.00 e le 8.00 – risulta essere problematico: auto in colonna, lavoratori in piedi sul treno e perfino studenti che non riescono a salire sul bus. Oltre a sostenere e incentivare la flessibilità del lavoro da parte di datori di lavoro pubblici e privati, occorre anche puntare su un’ottimizzazione della mobilità scolastica, in particolare attraverso un adeguamento e soprattutto una differenziazione degli orari scolastici con l’intento di alleggerire il carico di utenti nelle ore di punta, permettendo così di poter usufruire più comodamente dei mezzi pubblici, come anche di diluire il traffico privato.

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MOZIONE

Correva l’estate del 2014 quando il PLRT ha consegnato una petizione di oltre 10'000 firme (diecimila!) per chiedere la disdetta unilaterale dell'accordo sui frontalieri con l'Italia, ormai risalente al 1974. L’allora Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, il 3 giugno 2014, si era impegnata a concludere un'intesa entro metà 2015, spiegando che se i negoziati fossero falliti sarebbe stata pronta ad attuare misure unilaterali come la disdetta degli accordi settoriali con l'Italia, tra cui quello che prevede che il Canton Ticino riversi il 38,8% dell'imposta alla fonte dei frontalieri allo Stato italiano (nel 2017 oltre 80 mio di franchi).

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INTERROGAZIONE

Il 1° gennaio 2020 entreranno in vigore un paio di leggi federali in ambito finanziario (400 e oltre articoli con tanto di regolamenti e ordinanze che dovranno accompagnarle). Per una buona fetta della nostra economia cantonale (gettito e posti di lavoro) non sono e non saranno una passeggiata. Mi riferisco alla legge federale sui servizi finanziari (LSerFi) e a quella sugli Istituti finanziari (LISFI) che hanno quali conseguenze che decadono, o meglio devono decadere per priorità del diritto superiore, le norme cantonali che disciplinano ancora tali ambiti.

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