“L’intransigenza di Berna mette a repentaglio uno dei patrimoni culturali e del paesaggio costruito più importanti del Canton Ticino: i nostri rustici!”

INTERROGAZIONE

Qualche settimana fa abbiamo appreso che il ricorso che l’Ufficio federale della pianificazione territoriale (ARE) ha inoltrato al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) sul piano regolatore della Val Malvaglia (approvato quasi 5 anni fa dal Consiglio di Stato!) è stato ritenuto irricevibile per aver inoltrato il gravame fuori tempo massimo. Ritenendo corretto il proprio agire, l’ARE ha impugnato la decisione attraverso un ricorso al Tribunale federale. Questo non è un esempio isolato, ma il costante atteggiamento che riscontriamo di questi tempi nelle nostre valli da parte dell’ARE.

L’atteggiamento intransigente e punitivo di Berna – con patrocinatori al seguito – è divenuto umiliante per il nostro Cantone, anche perché più della salvaguardia del paesaggio l’ARE sembra interessato a trasformare i territori fuori zona edificabile in piattaforme per battaglie giuridiche, manifestando mancanza di fiducia nelle Autorità cantonali e comunali. Al lavoro svolto nell’adozione del PUC-PEIP, nonché la prassi restrittiva e attenta intrapresa dai Servizi generali dal Dipartimento del territorio in procedure riguardanti domande di costruzioni su fondi fuori zona edificabile, non sarebbe assegnato alcun valore.

  1. Come valuta il Consiglio di Stato (CdS) questa situazione e questo modo di agire dell’ARE?

Ricordiamo che nella seduta dell'11 maggio 2010, il Gran Consiglio approvò il piano di utilizzazione cantonale dei paesaggi con edifici e impianti protetti (PUC-PEIP). L’ARE ricorse contro il Piano, contestando l’inserimento di parecchi comparti in tutto il territorio cantonale nello stesso Piano. Numerosi ricorsi, per motivi anche opposti, furono interposti da Enti pubblici e privati cittadini. Proprio in queste settimane il TRAM sta evadendo i primi gravami. L’ARE sovrappone tra l’altro alla sua posizione di ricorrente quella di Autorità di vigilanza, richiedendo tramite il suo rappresentante legale alle Cancellerie comunali incarti concernenti svariati casi. 

  1. Come giudica il CdS il comportamento dei funzionari dell’ARE nell’ambito della sua vigilanza? 
  2. È corretto richiedere incarti ai Comuni, anziché consultarli come ogni cittadino presso le Cancellerie comunali? 
  3. Cosa è stato fatto dal CdS e, soprattutto, cosa intende fare per affrontare il tema con la direzione del Dipartimento federale responsabile dell’ARE?

L’atteggiamento dell’ARE contrasta inoltre con l’encomiabile impegno sinora portato avanti dalle Autorità sia cantonali che comunali nel garantire il rispetto non solo delle norme del PUC-PEIP, ma pure nel promuovere una corretta sensibilità, anche per i dettagli, in merito alle modalità di restauro. Spesso i primi ad accorgersi degli splendidi recuperi realizzati sul nostro territorio sono proprio i turisti confederati. Le azioni dell’ARE tolgono vitalità e futuro a zone già marginali e svantaggiate rispetto al contesto urbano e creano l’irreversibile perdita del paesaggio culturale. Inoltre, sono di una severità ingiustificata e controproducente rispetto agli scopi medesimi della Legge in vigore, la quale risulta già molto restrittiva. Come non menzionare le zone che si situano proprio alle estremità dei nostri villaggi, in cui vi sono numerosi edifici che rischiano di crollare perché la Confederazione vuole escluderli dal PUC-PEIP “per meglio sancire la differenza tra zone edificabili e fuori zona”? La conseguenza è che in queste zone preziose ci troveremo rovi e diroccati: una situazione inaccettabile!

  1. Ritiene corretto il CdS che il principio della separazione tra zona edificabile e fuori zona ottenga questi risultati controproducenti per il paesaggio stesso?
  2. Non ritiene il CdS che l’invocazione di questo principio, quando questo è il risultato, sia dannoso?
  3. Come intende agire il CdS per evitare un tale risultato?
  4. Non ritiene il CdS che proprio sulla base di questa rinnovata sensibilità sia possibile concordare un approccio diverso da parte dell’ARE?

I ricorsi dell’ARE impediscono numerosi recuperi e contrastano anche con gli obiettivi perseguiti da diversi enti e associazioni nel passato, che i privati potrebbero contribuire a rafforzare. Il PUC-PEIP medesimo risulta inoltre criticabile su alcuni aspetti che non devono più rappresentare un tabù. Si sottolineano i seguenti due aspetti fortemente critici:

La Confederazione aveva già a suo tempo opposto il proprio veto al recupero di rustici nelle zone limitrofe alle zone edificabili, allo scopo di sottolineare la distinzione tra zone edificabili e fuori zona. Di fatto diversi comparti attorno ai nostri villaggi presentano casi critici di rustici di fatto bellissimi che cadono in macerie. Permettere l’inserimento nel PUC-PEIP anche di queste zone consentirebbe certo un cambiamento di destinazione di questi immobili, che sarebbero però sottoposti alle rigide norme di intervento che ne salvaguarderebbero la tipologia tradizionale, perfettamente inserita nel nostro territorio. Non vengono infatti concesse opere di urbanizzazione né interventi atti a denaturare tali comparti, che verrebbero invece ulteriormente valorizzati. 

A causa dei continui ricorsi, in mancanza di una decisa e coordinata reazione, vi è il rischio di un consolidamento giurisprudenziale atto ad impedire il recupero di rustici che inesorabilmente con il tempo deperiscono. Occorre discutere questa prassi, distinguendo quegli oggetti che effettivamente da tempo non sono più riconoscibili, da quelli per i quali esiste una documentazione fotografica e catalogata che ne determina chiaramente le dimensioni e le fattezze, in modo da renderne possibile una fedele ricostruzione. Ciò non contrasta di certo con lo scopo della medesima normativa PUC-PEIP.

  1. Non ritiene il CdS di fare propri gli argomenti di cui sopra per aggiornare leggermente, senza stravolgerlo, l’approccio legale del PUC-PEIP al problema dei rustici?
  2. Non ritiene il CdS che il raggiungimento di un tale obiettivo di comune accordo con la Confederazione potrebbe avere un effetto benefico anche sulla tendenza giurisprudenziale restrittiva menzionata al punto b)?

Capita sovente che i Comuni, su preavvisi positivi del Cantone, rilascino licenze edilizie per edifici fuori zona edificabile e l’ARE interponga ricorso. Non è ammissibile questa incongruenza tra istituzioni pubbliche: crea incertezza, incomprensione e scoramento nei cittadini, per di più dopo lunghe e costose procedure amministrative. Di questo passo, oltre la sensazione di sfiducia nelle istituzioni, sempre meno cittadini promuoveranno progetti di salvaguardia dei rustici. Non dimentichiamo, inoltre, che dietro ad una ristrutturazione c’è un settore socio-economico importante, quello legato alle piccole-medie imprese nel settore dell’edilizia: rappresentano preziosi posti di lavoro, di qualità e legati alla tradizione, soprattutto nelle regioni periferiche del Ticino. Una minore attività edilizia legata ai rustici metterà a repentaglio la loro stessa esistenza.

  1. Condivide il CdS che questa incertezza istituzionale sia negativa nei confronti del cittadino?
  2. Riconosce, il CdS, l’importanza che riveste il settore socio-economico legato all’edilizia tradizionale per le zone periferiche, anche per la ristrutturazione dei rustici? E che questo settore non potrà che subire un lento ma inesorabile declino allorquando le attività di restauro dei rustici diminuiranno?

I nostri rustici rappresentano un patrimonio culturale ed antropico d’assoluto valore. Mettere continuamente il bastone tra le ruote alla loro tutela e valorizzazione, come fa l’ARE, avrà l’effetto di far sbocciare diroccati ed aree inselvatichite, per di più nei pressi delle zone edificate. Non saranno più testimonianza del passato, bensì un’omissione del presente che non permetterà di assegnare a loro un futuro dignitoso. Non possiamo permetterci questo scenario! L’obiettivo di tutti – Confederazione, Cantone, Comuni, enti pubblici e cittadini privati – dev’essere quello, con precise regole, di salvaguardare questi preziosi beni culturali e questi paesaggi antropizzati: è anche un discorso di qualità diversificata del paesaggio, rifuggendo la banalizzazione, l’impoverimento e la perdita di tracce preziose del passato. Oggi si fa, giustamente, un gran parlare di biodiversità: ciò deve assolutamente valere anche per il paesaggio costruito.

Luca Mercalli, noto climatologo e divulgatore con spiccata sensibilità ambientale, ha appena pubblicato un libro esemplare (“Salire in montagna”, Einaudi) in cui racconta le innumerevoli difficoltà a cui ci si deve confrontare quando ci si lancia nell’avventura di ristrutturare una cascina di montagna. Pur in un contesto diverso, lo stesso discorso vale anche alle nostre latitudini. Dalla presentazione di questo libro si legge che “le montagne, con la loro frescura, sono a due passi e offrono nuove possibilità di essere riabitate; e ciò attraverso il recupero di borgate abbandonate con tecniche di bioedilizia rispettose del paesaggio ma all’altezza delle necessità di agio e di connettività per poterci vivere e lavorare. Per salvarci dall’emergenza climatica e ridare spazio alla contemplazione di ciò che resta della natura”.Mercalli, inoltre, tra le altre cose (come ad esempio l’eccessiva burocrazia), denuncia una forma di “protezionismo ad oltranza, dove la fissazione sul dettaglio cocciutamente perseguita conta più della visione dell’insieme urbanistico e del paesaggio.” Parole sacrosante, che possono essere rapportate, con i dovuti distinguo, ai rustici e al loro futuro: le istituzioni pubbliche devono promuovere, favorire la tutela del nostro patrimonio culturale costruito, con sensibilità e qualità; non ostacolarlo!

  1. Cosa ne pensa il CdS delle dichiarazioni di Luca Mercalli, rapportandole alla nostra realtà, in merito all’eccessiva burocrazia e alla presunta presenza di un protezionismo ad oltranza, in contrasto con una visione più globale del valore del paesaggio?
  2. Condivide il CdS l’urgenza di affrontare la situazione e di coinvolgere la politica a tutti i suoi livelli, ed in particolare la Deputazione federale, per risolvere le problematiche sollevate dall’interrogazione?
  3. Condivide il CdS il rischio che l’intransigenza dell’ARE potrebbe avere come effetto lo scoraggiare iniziative volte alla salvaguardia del paesaggio e il progressivo aumento di diroccati e zone inselvatichite, situazione ritenuta non accettabile dagli interroganti?

Con la massima stima.

Aron Piezzi, deputato PLR

Co-firmatari:

. del PLR: Alessandro Speziali, Alessandra Gianella, Sebastiano Gaffuri, Matteo Quadranti, Nicola Pini, Fabio Schnellmann, Roberta Passardi, Alessandro Cedraschi, Giorgio Galusero, Michela Ris, Giovanna Viscardi, Diana Tenconi, Fabio Käppeli, Cristina Maderni, Bixio Caprara, Giacomo Garzoli, Alex Gianella, Omar Terraneo, Maristella Polli, Paolo Ortelli, Marco Bertoli e Natalia Ferrara

. del PPD: Fiorenzo Dadò, Sara Imelli, Luca Pagani, Alessio Ghisla, Fabio Battaglioni e Claudio Isabella
. dell’UDC: Daniele Pinoja, Sergio Morisoli, Edo Pellegrini, Tizianio Galeazzi, Roberta Soldati e Paolo Pamini
. dellaLEGA: Eolo Alberti, Fabio Badasci, Omar Balli, Sem Genini e Mauro Minotti
. del PS: Fabrizio Garbani-Nerini, Simona Buri e Henrik Bang
. del PC: Lea Ferrari e Massimiliano A

Atti parlamentari

INTERPELLANZA

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Iniziativa cantonale 9 novembre 2020 presentata da Matteo Quadranti, Maristella Polli e cofirmatari "Contributo del Consiglio federale per la messa a disposizione a costi supplementari di ospedali e cliniche durante il periodo COVID-19 e per il loro mantenimento in efficienza e qualità".

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INTERROGAZIONE

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