Qual è il piano B nel caso in cui l’UE non riconoscesse l’equivalenza della borsa svizzera?

INTERPELLANZA - CONSIGLIO NAZIONALE

Il Consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha interpellato il Consiglio federale sui contenuti concreti del piano B – annunciato lo scorso mese di giugno – nel caso in cui la Commissione europea non riconoscesse sine die l’equivalenza delle regole borsistiche elvetiche con quelle comunitarie.

Il Consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha interpellato il Consiglio federale sui contenuti concreti del piano B – annunciato lo scorso mese di giugno – nel caso in cui la Commissione europea non riconoscesse sine die l’equivalenza delle regole borsistiche elvetiche con quelle comunitarie. Nel caso in cui questa non dovesse essere riconosciuta, si chiede se il Consiglio federale sia pronto a segnalare all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) la manifesta violazione degli impegni multilaterali in tema di commercio internazionale, avviando la relativa procedura contenziosa, e se è disposto ad abolire l’imposta di bollo, a tutto vantaggio della competitività della piazza economica svizzera.

L’art. 23 della nuova regolamentazione europea sui mercati finanziari (MiFIR) obbliga le società di investimento europee a negoziare effetti finanziari su una piazza dell’UE o su una equivalente di un Paese terzo. Senza il riconoscimento dell’equivalenza – che riguarda la maggior parte dei valori quotati alla borsa di Zurigo – gli investitori istituzionali e privati in Europa si vedrebbero esclusi dal mercato elvetico a partire dal 1. gennaio 2019. La MiFR non riguarda invece gli operatori svizzeri, i quali potranno continuare a negoziare sulle piazze europee. Secondo il portavoce del SIX Group, le conseguenze effettive di una decisione negativa sull’equivalenza borsistica restano comunque difficili da valutare.

Per questi motivi, si pongono le seguenti domande al Consiglio federale:

1. Il Consiglio federale ha deciso di adottare un piano B nel caso in cui la Commissione europea non riconoscesse sine die, entro la fine del prossimo mese di novembre, l'equivalenza delle regole borsistiche elvetiche con quelle comunitarie. Tale piano B consiste sempre ancora nell'obbligo che verrebbe imposto alle piazze finanziarie europee di richiedere alla FINMA l'autorizzazione a negoziare titoli emessi da aziende svizzere?

2. Il regime autorizzativo verrebbe stabilito dalla pertinente Ordinanza del CF, con effetto a decorrere dal 1. dicembre 2018?

3. Il piano B comprende anche, a medio termine, la ventilata abolizione dell'imposta di bollo sull'emissione di titoli, a vantaggio della competitività della piazza finanziaria elvetica?

4. L'anticipazione del licenziamento del messaggio del Consiglio federale del già annunciato contributo di coesione di 1,302 miliardi di franchi, destinato alla riduzione delle disparità economiche tra gli Stati membri dell'UE, potrebbe propiziare una decisione favorevole della Commissione europea in materia di equivalenza borsistica?

5. Se il riconoscimento dell'equivalenza borsistica sine die non giungesse nel termine utile, è pronto il Consiglio federale a sottoporre la decisione della Commissione europea che discrimina la Svizzera rispetto ad altri Stati terzi (USA, Australia, ecc.) all'esame degli organi competenti dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC), avviando la relativa procedura contenziosa per manifesta violazione degli impegni multilaterali in tema di commercio internazionale?

Con questo atto parlamentare Giovanni Merlini – coerentemente con l’obiettivo di promuovere la competitività della nostra piazza finanziaria – mantiene alta la pressione sul Consiglio federale affinché eviti scaltri colpi bassi da parte dei nostri partner internazionali.

 

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