Sicurezza, sovraffollamento carcerario e riammissione degli stranieri autori di reato

MOZIONE

Premessa
La situazione del sovraffollamento delle strutture carcerarie ticinesi rappresenta da tempo una criticità strutturale per il nostro Cantone. Gli istituti di pena risultano occupati in larga parte da persone di nazionalità straniera (anche se mancano statistiche ufficiali), molte delle quali condannate per reati contro il patrimonio, traffico di stupefacenti o altri reati che incidono direttamente sulla sicurezza della popolazione.

Questa situazione genera una duplice problematica: da un lato, mette sotto pressione il sistema penitenziario cantonale, con costi crescenti a carico della collettività e disagio nel personale di sorveglianza e di accompagnamento, come emerso proprio in questi giorni; dall’altro, rischia di compromettere l’effettività dell’azione penale, qualora la carenza di posti renda difficoltosa l’esecuzione tempestiva delle pene o l’adozione della carcerazione preventiva nei casi necessari.

Alla luce di ciò, si impone una riflessione e un intervento coordinato su due livelli: da una parte, l’adeguamento – anche provvisorio, nell’ottica di una riduzione dei costi – della capacità delle strutture carcerarie cantonali, affinché nessun autore di reato debba evitare l’incarcerazione per mera mancanza di posti; dall’altra, un’azione incisiva presso la Confederazione affinché vengano rafforzati gli strumenti di cooperazione internazionale per la riammissione e il trasferimento degli stranieri condannati.

La sicurezza è una funzione essenziale dello Stato e che le decisioni giudiziarie devono essere eseguite in modo coerente ed efficace. La credibilità dello Stato di diritto esige che chi delinque subisca le conseguenze previste dall’ordinamento giuridico e che l’esecuzione delle pene non sia ostacolata da carenze organizzative o lacune nella cooperazione internazionale.

In particolare, desta preoccupazione la presenza significativa di cittadini provenienti da Paesi del Maghreb tra gli autori di determinati reati commessi nel nostro Cantone. L’assenza o l’insufficienza di accordi di riammissione efficaci con taluni Stati rende complesso, se non impossibile, procedere al rimpatrio dei condannati o al trasferimento dell’esecuzione della pena nel Paese d’origine, come avviene già per alcuni casi particolari.

La sicurezza dei cittadini e la credibilità dello Stato di diritto non possono essere subordinate a limiti organizzativi o a carenze nella cooperazione internazionale. Il Canton Ticino, in quanto territorio particolarmente esposto a fenomeni di criminalità transfrontaliera e itinerante, ha il dovere di far sentire con forza la propria voce presso la Confederazione.

In virtù di quanto premesso, si invita il Consiglio di Stato a:

  1. Intervenire formalmente presso il Consiglio federale affinché venga data priorità alla negoziazione e alla sottoscrizione di accordi di riammissione efficaci con i Paesi del Maghreb e con altri Stati di provenienza di stranieri che hanno commesso reati in Svizzera.
  2. Sollecitare la conclusione o il rafforzamento di accordi bilaterali che consentano il trasferimento dell’esecuzione delle pene nel Paese d’origine del condannato, garantendo nel contempo il rispetto degli standard minimi di tutela dei diritti fondamentali.
  3. Attivarsi concretamente, affinché, in assenza di condizioni per il trasferimento, sia assicurata l’effettiva esecuzione della pena in Ticino, evitando situazioni di impunità di fatto o di scarcerazioni anticipate dovute unicamente a limiti strutturali.
  4. Valutare a livello cantonale misure urgenti, anche temporanee, per aumentare la capacità carceraria, anche mediante soluzioni provvisorie o moduli aggiuntivi, al fine di garantire che l’esecuzione delle pene e la carcerazione preventiva possano essere disposte ed eseguite senza restrizioni dettate dalla mancanza di posti.

Patrick Rusconi, a nome del Gruppo PLR, 6 marzo 2026

Atti parlamentari

INTERPELLANZA (Urgente)

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MOZIONE

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MOZIONE (interpartitica) del 18 febbraio 2026

Sospensione totale o parziale del riversamento all’Italia dell’imposta alla fonte sui frontalieri a seguito della violazione dell’art. 9 dell’accordo sui frontalieri tramite l’introduzione dell’imposta sanitaria italiana

 

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