Con la mozione del 19 febbraio 2018 intitolata “Meno traffico e costi, più sviluppo, qualità di vita e migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia grazie al telelavoro”, i deputati Nicola Pini e Natalia Ferrara chiedevano al Consiglio di Stato di farsi promotore attivo del lavoro a distanza all'interno dell'Amministrazione cantonale. L'atto parlamentare evidenziava i molteplici benefici strutturali di tale modalità: la riduzione del traffico veicolare e dell'impatto ambientale, il contenimento dei costi di trasferta e, non da ultimo, un netto miglioramento del benessere dei dipendenti attraverso una più flessibile conciliazione tra vita professionale e privata.A seguito di tale sollecitazione, il Consiglio di Stato ha avviato nell'autunno 2018 un progetto pilota che ha coinvolto circa cinquanta collaboratori. Il successo della sperimentazione ha spianato la strada a una progressiva formalizzazione del telelavoro all'interno dello Stato, trasformandolo da misura emergenziale o temporanea a pilastro strutturale dell'organizzazione aziendale pubblica.
A distanza di anni dall'introduzione di queste direttive, e alla luce delle evoluzioni tecnologiche e sociologiche globali, si rende ora necessario tracciare un bilancio consolidato per capire l'effettivo impatto delle misure adottate e identificare i margini di ulteriore sviluppo strategico del lavoro agile nel nostro Cantone.
Negli ultimi anni il telelavoro e le forme di lavoro flessibile sono progressivamente una componente stabile (anche se con qualche fatica) dell’organizzazione dell’Amministrazione cantonale.
Il modello introdotto dal Cantone prevede che il telelavoro sia volontario, complementare alla presenza sul luogo di lavoro e accordato unicamente quando le attività svolte lo permettono. Sin dalla sua introduzione è inoltre stato precisato che gli obiettivi devono essere definiti chiaramente e i risultati misurabili.
Secondo i dati forniti dal Consiglio di Stato, al 26 marzo 2024 erano complessivamente 1’619 le collaboratrici e i collaboratori autorizzati a svolgere telelavoro, di cui 16 presso sedi decentralizzate.
Parallelamente, il Rendiconto 2025 indica che è stato concluso e approvato il progetto che definisce i nuovi principi progettuali e gestionali relativi agli spazi adibiti a ufficio. I nuovi standard si applicano sia agli immobili di proprietà dello Stato sia agli spazi presi in locazione e mirano a favorire postazioni flessibili, un impiego più razionale delle superfici e una maggiore standardizzazione. È inoltre in corso un progetto pilota presso lo stabile del Centro sistemi informativi di Bellinzona, la cui conclusione è prevista nel 2026.
La direzione intrapresa appare condivisibile. Il telelavoro non deve tuttavia diventare un obiettivo in sé o limitarsi a rappresentare un vantaggio organizzativo individuale. Deve tradursi anche in maggiore efficienza, qualità dei servizi e migliore impiego delle risorse pubbliche.
La Confederazione ha adottato un approccio analogo, fissando entro il 2036 un obiettivo di riduzione della superficie adibita a uffici per ogni posto di lavoro a tempo pieno, attraverso il lavoro ibrido, la condivisione delle postazioni e la concentrazione delle sedi.
In una fase finanziariamente difficile per il Cantone, non sarebbe sostenibile assumere contemporaneamente i costi della digitalizzazione e del telelavoro, mantenendo però sostanzialmente invariati il numero di postazioni, le superfici occupate e le spese immobiliari. La maggiore flessibilità deve generare efficienza a favore dei contribuenti.
Alla luce di queste considerazioni, si chiede al Consiglio di Stato:
Il Cantone dispone di dati attendibili sul tasso effettivo di occupazione delle postazioni e degli spazi amministrativi durante la settimana?
Qual è stata, dal 2021 a oggi, l’evoluzione dei costi legati agli spazi amministrativi, in particolare per locazioni, energia, pulizia, manutenzione, sistemazioni logistiche e gestione delle postazioni? Quali costi supplementari sono invece derivati dall’introduzione e dal consolidamento del telelavoro?
Quali standard quantitativi contiene la nuova direttiva sugli spazi destinati a ufficio? Sono previsti obiettivi vincolanti per quanto riguarda i metri quadrati e il numero di postazioni per posto a tempo pieno, la condivisione delle postazioni e la riduzione dei costi?
Il Consiglio di Stato intende adottare, analogamente alla Confederazione, un obiettivo cantonale quantificato e accompagnato da una precisa scadenza per ridurre le superfici amministrative e i relativi costi per posto a tempo pieno?
Quali possibilità concrete sono già state individuate per accorpare servizi, condividere maggiormente le postazioni, disdire contratti di locazione, rinunciare a nuovi spazi o destinare diversamente immobili non più necessari? A quanto ammontano i risparmi potenziali e secondo quale tempistica potrebbero essere realizzati?
Il Consiglio di Stato ha valutato l’impatto del telelavoro sulla produttività e sulla qualità delle prestazioni dell’Amministrazione cantonale? Quali indicatori sono stati utilizzati e quali risultati sono emersi, in particolare per quanto riguarda tempi di evasione, pratiche trattate, assenze, raggiungibilità dei servizi e soddisfazione dell’utenza?
Luca Renzetti e Patrick Rusconi a nome del Gruppo PLR